Il giallo di caserme rosse

Il giallo di caserme rosse

Prima o poi le storie irrisolte tornano sempre a galla. Non importa se sia passato un anno, dieci anni o più di mezzo secolo; se c’è un mistero da risolvere qualcuno sarà sempre pronto ad approfittarne. Pare sia il caso di un importante partito, intenzionato a riprendere il controllo sul nuovo che avanza in nome del passato, della tradizione e della memoria storica. Il primo passo è l’inaugurazione della lapide in memoria dei deportati di Caserme Rosse; il secondo è riaprire l’indagine sulla morte di Andrea Fanti. Fanti era un ragazzo come tanti che, stanco degli orrori della guerra e della dittatura, un giorno prese la decisione di entrare a far parte della Resistenza. Peccato però che sulle montagne egli non ci arrivò mai, visto che scomparve senza lasciare traccia nel dicembre del 1943. Sospetti, accuse e mezze verità si sono inseguite per un po’, ma dopo qualche tempo si parlò solo della sua tragica fine, senza che nessuno avesse la ben che minima idea di quale fosse stata davvero. Sembra che toccherà al detective Trebbi, rimessosi da poco in sesto al termine di un’ indagine in cui stava per rimetterci l’osso del collo, mettere a tacere fantasmi passati e presenti…

Massimo Fagnoni è autore ben incardinato in quel genere noir regionale che in Italia riscuote tantissimo successo. Il suo protagonista è il classico detective dalla vita incasinata, bolognese verace, innamorato di una squillo d’alto bordo e con pochi ma fidati colleghi che facilmente transitano in quell’area di cuore riservata agli amici. Il caso di cui si dovrà occupare stavolta tocca la storia con la S maiuscola, scomodando le ferite ancora aperte di un conflitto che più di settant’anni fa divise il paese come mai. Le ricerche sul caso Fanti squadernano le pagine della storia, tra fascisti e partigiani, traditori e traditi mentre, sullo sfondo della Bologna dei giorni nostri, città multietnica, varia e decadente si tessono trame oscure e c’è chi non si fa scrupoli a uccidere per far sì che la verità resti nascosta. Fagnoni dimostra di saper padroneggiare le regole del noir, servendosi del dialetto bolognese (opportunamente tradotto in nota) per provincializzare il più possibile la sua opera e cercando di dare al suo ormai affezionato e riuscito personaggio maggior profondità e introspezione, come insegnano i maestri dell’hard-boiled di ieri e di oggi.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER