Il giardino perduto

Il giardino perduto
1941. Londra, devastata dalla guerra, mutilata e quasi irriconoscibile, somiglia sempre di più a una terra desolata dalla quale chi può tenta di allontanarsi. È per sfuggire all’orrore e alle perdite che Gwen Davis abbandona il suo impiego alla Royal Horticultural Society e si trasferisce a Mosel, nel Devon, arruolandosi nella Land Army, un’organizzazione paramilitare, per guidare una squadra di ragazze, le Land Girl, nella coltivazione della terra. Lì, dopo un primo periodo difficile, durante il quale dovrà sforzarsi di vincere la diffidenza di un gruppo di giovanissime che sembrano aver voglia unicamente di divertirsi in compagnia di un reggimento di soldati canadesi provvisoriamente di stanza nei paraggi in attesa di essere inviati al fronte, Gwen scoprirà un giardino segreto, dapprima solo ed esclusivamente un rompicapo, un enigma da decifrare, poi rifugio solitario, e infine rivelazione, epifania e casa, nel senso più completo del termine...
Delicato, evocativo e struggente, Il giardino segreto sembra una continua sospensione del tempo. In un luogo lontano dal fragore delle bombe, dove “i suoni della guerra, le prove della sua esistenza sono talmente scarse” che non si prova neppure un gran rimorso a organizzare feste da ballo, gli echi della realtà giungono attutiti, scalfendo appena l’equilibrio di una comunità che, a tratti, pare aver qualcosa di utopico, qualcosa che fa pensare a una lunga tradizione che va da Platone a Proudhon, passando per Thomas More. In un groviglio che interseca presente e passato, amore e morte (un mito, quello di Eros e Thanatos, apparentemente inesauribile), alla ricerca di un’armonia tra ordine e caos, attraverso la scoperta e la comprensione dei giardini del desiderio, della perdita e della fedeltà – e, parallelamente, di questi tre stadi, che sono appunto gli stadi dell’amore e insieme gli stadi della morte, visto che ogni storia di morte “è anche una storia d’amore” – la fragile e insicura Gwen approda alla consapevolezza. Nel solco di Virginia Woolf (presenza costante nel romanzo, e con i suoi libri e con il suo suicidio), Helen Humphreys sembra voler dire che “la bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore”, ma che ciononostante, se qualcosa ci salverà, sarà proprio la bellezza.

 

 

 

 
 
 
 
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