Il giocatore

Il giocatore
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È un gruppetto singolare quello a cui si accompagna Aleksej Ivanovič nella stazione termale tedesca di Rulettenburg. Il generale, padre dei due bambini dei quali è precettore, sta mandando in rovina la famiglia per conquistare mademoiselle Blanche, un’avida bellezza dagli artigli rapaci, e ogni giorno aspetta che dalla Russia giunga la notizia della morte della vecchia nonna: l’eredità rimetterebbe in sesto le sue finanze e gli assicurerebbe i favori della cacciatrice di patrimoni. Nel frattempo, spende e spande coprendosi di debiti. Anche Polina Aleksandrovna, figliastra del generale, ha un disperato bisogno di soldi. Le servono per vendicarsi del marchese De Grieux che, dopo averla sedotta, ha pensato di risarcirla donandole cinquantamila franchi. Ora lei spera di riuscire a vincere quel denaro alla roulette per poterglielo sbattere in faccia e chiede ad Aleksej di puntare al posto suo. Lui, che ne è innamorato, le ubbidisce. Non può rifiutare nulla a quella ragazza orgogliosa e sprezzante, che lo tiranneggia “come quell’antica imperatrice che si spogliava in presenza del suo schiavo, non considerandolo un uomo”. Al tavolo da gioco Aleksej assapora l’esaltazione del rischio. Ed è proprio allora che, con un formidabile coup de théâtre, nell’albergo fa la sua entrata in scena la ricca e terribile settantacinquenne Antonida Vasil’evna, la nonna che tutti davano per spacciata. Eccola lì, combattiva e dispotica, con il suo seguito di domestici e valigie, che grida e strepita con chiunque le capiti a tiro insistendo perché il giovane precettore la accompagni al casinò. Oro e biglietti di banca cominciano a cambiare di mano trasportati dall’estro del destino, mentre la febbre prende a bruciare sempre di più nelle vene del giocatore Aleksej Ivanovič...

La nascita de Il giocatore è di per sé un romanzo. Incalzato dai creditori, Dostoevskij aveva venduto all’editore Stellovskij i diritti a pubblicare la raccolta completa delle sue opere con la clausola che, se non gli avesse portato un nuovo libro da dare alle stampe entro il primo dicembre 1866, avrebbe perduto per nove anni i proventi su tutto quanto avesse scritto. Voleva dire ridursi in miseria. Così, con l’acqua alla gola, Dostoevskij assunse Anna Grigor'evna Snitkina, una stenografa ventenne, e con il suo aiuto terminò Il giocatore in soli ventisei giorni, consegnandolo puntualmente. Dopo di che la sposò. C’è molto di autobiografico in queste pagine, come sottolinea anche la scelta della narrazione in prima persona: dal demone del gioco con cui lo stesso Dostoevskij lottò a lungo, all’attrazione fatale per Apollinarija Suslova con la quale ebbe una burrascosa liaison e il cui spirito inquieto filtra attraverso i tratti di Polina. Sono due passioni, quella per l’azzardo e quella amorosa, speculari e parimenti sterili, perché godono non del possesso dell’oggetto del desiderio, ma del brivido di sfidare la sorte, della tensione che si prova a sporgersi sul baratro. Da quel baratro Dostoevskij si è salvato (anche grazie al matrimonio con Anna), lasciandosi alle spalle la schiavitù della roulette e i fantasmi della relazione con la Suslova. Al contrario, il suo alter ego Aleksej Ivanovič continua buttare la propria vita sul tappeto verde affidandola al capriccio di una pallina che rotola. Per lui non conta più nemmeno il sentimento per Polina, che dopo esserglisi concessa ha perso l’irraggiungibilità che la rendeva tanto seducente ai suoi occhi. Amaro e ironico, un po’ tragedia e un po’ pochade, Il giocatore è l’analisi lucida e spietata di un’anima, che segue la parabola discendente di un uomo vittima del proprio vizio. Una caduta libera autocosciente e senza riscatto, in attesa dell’ultimo, definitivo rien ne va plus.



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