Il gioco dell'universo

“Come cominciare un tuffo dentro questi taccuini paterni, che sono così vivi e ironici, che raccontano di sé parlando d’altro? Pullulanti di osservazioni sul linguaggio, sulla storia, sulle religioni, sui costumi scorrono sotto i miei occhi con placida disarmonia. Disseminati di poesie, di storie, di diari accennati, ma mai portati a termine”. Sabato 29 maggio 1937, arrivato a Napoli alle 3 del mattino: Fosco Maraini inizia i suoi diari, parlando della partenza da Napoli per il Tibet, accompagnato dalla moglie giovanissima, Topazia, sposata da un anno, che avrebbe lasciato sola con la figlia appena nata, Dacia. Si parte da Napoli per poi tracciare le tappe del viaggio effettuato da Fosco in Tibet, insieme all’etnologo Giuseppe Tucci: è il viaggio della scelta per Fosco del mestiere di antropologo. All’alpinismo, un grande amore per Fosco, si torna spesso in questi appunti. Sotto forma di grande conquista (della vetta): il battesimo dei 5000 metri; un risultato sudato e faticoso che per mesi lo tiene lontano da casa e al quale dedica, perché è fatto così, solo poche righe di questi suoi diari. Come un appunto drammatico. In queste note iniziali sono impresse le tracce delle esperienze che saranno alla base del libro Segreto Tibet... Poi, c’è il suo rapporto con la religione: “(...) la fede è sempre in bilico sull’asse di un pensiero laico e portato alla razionalizzazione”. Fosco, pur non abbracciando alcuna fede, lascia intravedere un interesse per la spiritualità ed il misticismo, che appaiono come oggetto della sua riflessione e possibile conforto per il suo spirito inquieto ed errante. La fede non appare tuttavia una risposta sufficiente per chi, come lui, continua ad interrogarsi con attitudine scientifica sul futuro dell’universo. Per chi osserva i dettagli, leggendovi una religione continuamente contraddetta da un mondo dove ingiustizia e prepotenza vengono premiate a scapito dell’onestà e della mitezza. Poi, c’è il Giappone e il periodo di vita trascorso da solo e con la sua famiglia in quelle terre. Per Fosco il periodo giapponese inizia con una borsa di studio da antropologo per osservare gli Ainu dell’Hokkaidō. Per Dacia si tratta dei trascorsi della sua infanzia, infatti, con la sua famiglia che si stabilisce in Giappone dal 1939 al 1946. La parentesi giapponese più intensa è quella che va dal 1943 al 1946: gli anni di vita per la famiglia Maraini all’interno di un campo di concentramento. Durante la seconda guerra mondiale, Fosco rifiuta di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò, motivo per cui tutta la famiglia viene internata in un campo di concentramento. Fosco è capace di ribellione, ma anche di entrare a pieno nello spirito di un popolo, quello giapponese: per non far morire le figlie di fame, si taglia un dito, buttandolo in faccia ad una guardia per protesta contro le condizione disumane. Un gesto che gli permette di ottenere una capra che permette alla sua famiglia di sopravvivere...

E così via, aneddoti e riflessioni sul mondo e sull’uomo che compongono Il gioco dell’universo: una raccolta di estratti dai diari e dagli appunti di Fosco Maraini, commentati e raccordati dalla figlia Dacia. Attraverso l’espediente letterario di un dialogo immaginario con il padre, l’autrice regala al lettore una specie di autobiografia a due, attraverso cui ricostruisce la sua storia e la personalità del padre: etnologo, antropologo, orientalista, narratore, viaggiatore, fotografo, alpinista. Il tutto è inserito nella fitta, ricca e fertile cornice dei rapporti familiari quelli con il padre Fosco in primis, quelli con la madre Topazia, con la nonna Yoi e il nonno Antonio: rapporti fatti di passioni libere e di relazioni singolari, aperte. Rapporti personali che si intersecano con la storia dell’umanità, osservata da punti di vista insoliti. Gli appunti di Fosco, pur restando di taglio scientifico, come per rispondere ad una esigenza di registrare e catalogazione, sono intrisi di uno sguardo fanciullesco, pascoliano, attento ad ogni particolare. Uno sguardo, che come ci spiega la figlia Dacia, in cui “non manca mai l'esigenza di analizzare, di teorizzare. Fra sociologia e psicologia, fra meditazione filosofica e comprensione politica”. Questi taccuini, di fogli a quadretti, sono una preziosa testimonianza dei progetti narrativi, accennati, non sempre portati a termine da Fosco: la narrazione nelle sue mani è spesso latente, non arriva al compimento, ma lascia intravedere la profondità dei mondi visitati e dei mondi interiori di quest’uomo. La cifra stilistica di Dacia Maraini e il suo profondo amore di figlia riusciranno a guidarci verso questa profondità, offrendoci chiavi e ritmi di lettura sempre diversi. Il gioco dell’universo è un bel libro che nel fornire al lettore due preziosi ritratti autobiografici ne approfitta per regalare una bella lezione, più che mai attuale, su come essere cittadini del mondo.



 

 

 

 
 
 
 

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