Il giovane robot

Il giovane robot
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Giappone. Tezaki Rei è un robot con le sembianze di uno studente delle medie, creato in laboratorio con lo scopo di mimetizzarsi fra gli altri esseri umani e renderli felici. Rei immagazzina quante più informazioni possibile sulle persone, sulle loro emozioni e sui diversi modi in cui reagiscono a ciò che accade loro. Periodicamente, il suo creatore gli telefona per chiedergli un resoconto di quanto ha scoperto. Rei ha i suoi ingranaggi in corrispondenza della pancia, ed è il motivo per cui non può mai mostrarsi a torso nudo. Può mangiare come gli altri, perché il cibo si trasforma in energia che ne aiuta il funzionamento. Ogni sera spegne il sistema perché possa ricaricarsi quanto basta per il giorno seguente. Ha un’intelligenza fuori dal comune ed è un abilissimo giocatore di ping pong, ma talvolta deve sbagliare apposta, perdere apposta, così che nessuno si possa insospettire. L’unico a sapere la verità sulla sua natura è Yoda, un ragazzo poco più giovane di lui che frequenta saltuariamente il laboratorio di ricerca. Quello che Rei e il suo creatore non hanno previsto, tuttavia, è che i sentimenti di un adolescente sono complessi, e possono intaccare anche il funzionamento di un robot così apparentemente perfetto...

Alla fine del romanzo ci sono alcune righe di biografia dell’autore. Sakumoto Yosuke ha avuto le prime allucinazioni uditive a 19 anni. Si è sottoposto a ricoveri, consulti, terapie farmacologiche. La medicina più efficace per lui è stata però la scrittura. Pare avergli dato uno strumento per inquadrare il mondo che ha dentro, e farlo conciliare con il mondo che sta fuori. Il giovane robot è stato scritto da un ragazzo schizofrenico. Questa rivelazione ci catapulta a riflettere sugli scrittori del nostro immaginario – magari depressi, tormentati, ma rigorosamente normodotati – e a quanto il romanzo sarebbe stato penalizzato, in termini di qualità, se l’autore non avesse provato sulla sua pelle cosa significa essere “un diverso”. Il giovane protagonista, Tezaki Rei, è un ragazzo trapiantato accanto agli umani, ma non è come loro: questa consapevolezza lo accompagna in ogni passo, e rende maledettamente freddo e razionale il modo in cui osserva ogni cosa, ogni comportamento, ogni risata o lacrima di chi gli sta vicino. Rei ha una mente ipercontrollata: deve averla, è il solo modo che ha per sopravvivere in questo mondo che non sente suo. Sa di essere stato creato per fare qualcosa di grande, ma sa che potrebbe agire nel modo sbagliato. Non bisogna essere robot, per riconoscere noi stessi in lui, ed è un momento magico, quando accade.



 

 

 
 
 
 

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