Il giro del mondo in Zeppelin

Il giro del mondo in Zeppelin
1928. Léo Gerville-Réache, penna dell’importante quotidiano francese Le Matin, si appresta ad affrontare un viaggio epocale: tra sole quattro ore, a bordo del leggendario dirigibile Graf Zeppelin, partirà per il primo volo intorno al mondo. Incaricato di scrivere un reportage sull’esperienza, Gerville-Rèache si trova a bordo di quello diventerà il più famoso dirigibile di tutti i tempi. Il momento del decollo si avvicina e la tensione cresce palpabile, nella hall dell’albergo si balla ai trascinanti ritmi di tango e blues in un’atmosfera colma di promesse, sognante e surreale, in cui tutto gira vorticosamente fra un passo di danza e le luci della sala. Tra complimenti che sembrano condoglianze, strette di mano fraterne  e sorrisi increduli, ecco che l’albergo inizia a svuotarsi lentamente: tutti si dirigono verso il Graf Zeppelin: “Sono le tre, la notte è nera, ma Friedrichshafen si illumina di mille fanali di automobili che convergono verso l’immenso hangar, di cui in lontananza si delinea la massa gigantesca all’insolito chiarore della sua luce blu”. Ancora trattenuto a terra dai sacchi pesanti della zavorra, come una balena ormeggiata sulla spiaggia, il dirigibile che attraverserà Europa, Asia, Americhe e l’abisso degli oceani appare come una metafisica visione: massiccio eppure elegantissimo, leggero, “audace e certo” nel suo prossimo stagliarsi in volo. Sono le 4.35 del quindici agosto, l’equipaggio prende possesso del colosso e finalmente il mitico Graf, seguito da una folla curiosa ed emozionata che lancia fazzoletti bagnati di lacrime, decolla… 
A costruirlo era stato Ferdinand Zeppelin, un carismatico quanto ostinato inventore conosciuto dai suoi teutonici contemporanei come “il matto del lago di Bodensee”. Nessuno crede all’efficacia delle sue macchine, inizialmente: troppo ardite per l’epoca, troppo coraggiose e visionarie. Eppure allo scoccare del XX secolo il primo dirigibile di Zeppelin debutta in un breve volo di diciotto minuti. Pochi anni e diverse modifiche dopo, il nuovo Graf Zeppelin è un gigante, misura 105.000 metri cubi di volume e ha la potenza di 2.700 cavalli. Un racconto emozionante che non sfigurerebbe di fronte a un romanzo di Jules Verne, un diario di viaggio scritto come un romanzo in cui si rispecchiano la spumeggiante atmosfera degli anni Trenta e le molteplici differenze tra Paesi improvvisamente a portata di mano, una quaderno in cui vengono descritti minuziosamente compagni di avventura, nuove abitudini, momenti di angoscia e di torpore, divertimenti inaspettati… tutto viene documentato con lo stile fresco e spedito del giornalista. L’emozione di sbarcare in America “come Cristoforo Colombo”, molti anni dopo ma con la stessa gioia; le sterminate foreste siberiane, terre di brume e di fitti misteri, le particolari tradizioni giapponesi  con i suoi samurai “antichi e silenziosi”. Un centinaio di pagine corredate da alcune foto d’epoca testimoniano quello che fu un viaggio esaltante e un indimenticabile momento storico con protagonista un dirigibile.

 

 

 

 
 
 
 
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