Il giro più pazzo del mondo

Il giro più pazzo del mondo

Julie sta guardando la tv con Luke mentre mangia i suoi noodles precotti. È preoccupata per l’amico. Stavolta sembra davvero determinato ad uscire dalla casa dai vetri oscurati, immacolata, inodore in cui l’apprensione della madre e la possibilità di morire per colpa di una rarissima forma di allergia alla luce solare l’hanno trattenuto per venticinque anni. Julie farebbe di tutto per Luke. E se davvero vuole uscire e ballare nudo nei campi, come continua a dire, troverà il modo di aiutarlo. I suoi unici contatti con il mondo reale sono le mail e gli sms che riceve, i programmi tv, libri contenenti storie che non a volte non riesce nemmeno a figurarsi, le assidue visite della sua migliore amica. Ma in fin dei conti il mondo reale non è un granché. La vita vera fuori da quella stanza a volte sembra priva di senso e imprevedibile, al contrario delle teorie matematiche che Julie ama tanto. Lei ha trovato il modo di sopravvivere alle tante ansie e paure che la affliggono, cucendo per se stessa una vita sicura, semplice e senza aspettative, fatta di cibi trattati, strade secondarie, occhi ben aperti, un lavoro di cameriera senza pretese o responsabilità. È sempre stata diversa, un po’ solitaria. Come il suo migliore amico in fondo, che ora più che mai ha bisogno di lei. Secondo i molti dottori che lo hanno visitato non c’è alcuna cura per lo strano male di Luke, ma ora un certo Wei, un guaritore di passaggio in Galles, dice di essere in grado di aiutarlo…

La scrittrice britannica Scarlett Thomas, apprezzatissima autrice di fiction per adulti e ragazzi, ci regala una piacevole storia di formazione e amicizia condita da un pizzico di avventura, pubblicata per la prima volta nel 2002 e approdata in Italia solo nel 2012. Ne Il giro più pazzo del mondo la traduzione italiana del titolo perde davvero, ahinoi, il senso dell’originale Going out. Letteralmente, uscire. Da una situazione critica, da uno stato psicologico opprimente. È il caso di Luke, disposto a rischiare la vita pur di trovare una cura per la sua assurda malattia e liberarsi dal proprio mondo protetto e delimitato; di Julie, rassegnata ad “una vita calda, sicura, in una gabbia confortevole”, imprigionata nelle proprie incertezze; di tutti i giovani e inquieti personaggi scaturiti dalla penna della Thomas, ben caratterizzati, teneramente disadattati. Il “giro” vero e proprio (sorvoliamo sul “pazzo”, che suggerisce una deviante iper-leggerezza per una lettura decisamente più agrodolce) arriva solo a due terzi del libro, una breve avventura on the road in un minivan arancione armati di erba, birra, e speranze, ed è probabilmente la trovata meno originale. Ben più interessante l’indagine che l’autrice compie sull’interiorità dei protagonisti, il ragionamento serrato sul valore degli affetti, delle imperscrutabili casualità della vita, delle difficoltà del crescere e dello scoprire se stessi. La scrittura pulita, diretta, ironica della Thomas brilla di riferimenti “pop”, tocchi molto hippie e “alternativi”, cerebrali speculazioni filosofico-matematiche – gradevole costante nel suo stile –, calibra con attenzione leggerezza e serietà. Approdando infine ad un epilogo forse troppo irreale o fiabesco, che tuttavia rivela qualcosa che in fondo sappiamo già: la vita è una continua, grande domanda, e le risposte che cerchiamo sono, il più delle volte, già dentro di noi.



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