Il giustiziere della notte 2

Il giustiziere della notte 2
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Le pistole sul banco dell’armeria puntano tutte nella stessa direzione. Paul Benjamin è appena giunto a Chicago e deve necessariamente acquistare i “ferri del mestiere” per continuare la missione iniziata a New York: arrivare dove la legge non può o non vuole arrivare e fare piazza pulita di tutti i delinquenti che infettano come un morbo la città impedendo ai cittadini di vivere tranquilli e sereni. Paul sembra a suo agio in quel negozio sovraccarico di carabine e fucili ben oliati, rimarrebbe lì a lungo, assorto nei suoi pensieri e nella ricerca di un’arma che faccia al caso suo. Viene però interrotto da un uomo dalla pelle grigia, dal sorriso umile e affetto da una lieve zoppia. Chiaramente è il Mr. Truett dell’insegna, il proprietario del negozio. I due si presentano e si scambiano convenevoli, poi Paul gli chiede di poter vedere qualche modello. Gli servono un paio di pistole da tenere in negozio per evitare le rapine, dice. Chiaramente non può dire che gli serve una pistola anonima, facile da nascondere, veloce da usare e troppo comune per essere identificata: una pistola per uccidere…

Forte del successo del primo romanzo e della sua trasposizione cinematografica, Brian Garfield torna a raccontarci di Paul Benjamin, “un normale prodotto di mezza età di una vita borghese” che ha deciso di non voler più vivere nella paura e di trasformarsi in un implacabile giustiziere notturno dopo le aggressioni fatali subite dalla moglie e dalla figlia per mano di una gang di criminali. L’autore sposta l’azione a Chicago, metropoli che, al pari della New York del primo capitolo, ai tempi aveva più di qualche problema di criminalità, e ci presenta un protagonista freddo e metodico, capace di scindere perfettamente la sua impeccabile vita professionale dalla sua inesauribile sete di giustizia (solo privata?), alternando pagine di vita quotidiana e trafiletti di giornale in cui vengono elencate le sue “imprese”. Tra una sparatoria e l’altra c’è però spazio per riflessioni profonde sulla pericolosa escalation della giustizia privata e per un tentativo di normalità rappresentato dalla liaison con Irene Evans, pubblico ministero inflessibile, rappresentante della giustizia dei tribunali e non di quella del piombo. Rispetto al suo predecessore, si assiste qui a una rotazione di 180 gradi, mettendo in evidenza non più il desiderio duro e puro di giustizia privata, ma la sua degenerazione, che rischia di portare a un clima da far-west, tra epigoni e persone comuni che si improvvisano sceriffi, spesso con esiti disastrosi. In questo libro si avverte la stessa sensazione che si avverte confrontando i primi due film della serie dell’ispettore Harry “la carogna” Callaghan – interpretati dall’inossidabile Clint Eastwood – vendicativo e feroce il primo, più controllato e “legittimo” il secondo. Per concludere, questo libro si colloca un gradino sotto al primo capitolo, ma decisamente su un livello superiore rispetto al fracassone e sensazionalistico sequel cinematografico (che non ha nulla a che vedere col romanzo), segno che Brian Garfield è autore abile e mai scontato, sia sul piano narrativo che sul piano delle riflessioni.



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