Il Grand Tour

Il Grand Tour

Nel 1714 Henri, figlio del giudice Trespetit, vive di mollezze, è biasimato dal padre e viziato dalla madre. Eppure Henri, quasi bramoso di conoscere quali siano le sue altre possibilità, sta per iniziare un personale Voyage d’Italie e accompagnato dal suo professore siede in sella bello, tronfio e divertito. Sentirne comprensibilmente le responsabilità, mentre si sta lasciando Chartres ‒ pur senza riuscire a respingere il fastidio per lʼatteggiamento dellʼallievo né a sottrarsi al ricordo di lontane fughe ‒ è lʼandirivieni dei pensieri del professor Bachume. Chissà quanto si cela nellʼanimo dei due! Dopotutto il viaggio in Italia non è privo di rischi e Trespetit padre ha pensato quasi a tutto. Solo non si aspettava che il capitano Florentin della marescialleria, dopo appena qualche giorno, sarebbe giunto nel suo studio con un ordine di arresto per il professore: così, rispondendo al capitano, pur essendo Bachume ben referenziato, si rende conto di aver “affidato l’educazione del suo unico figlio al primo venuto. Se sapeste com’è stata difficile, la sua istruzione, capitano Florentin, avrebbe voluto dirgli, sciorinandogli la lunga lista dei maestri che s’erano susseguiti nella fallimentare impresa”...

Era stato un ingenuo, questo padre, a non immaginare che sarebbe stato messo ancora alla prova. Lʼautrice, poi, consentendogli di spiccare un salto dalla rigorosità alla rassegnazione con quel genere di ironia tragica non troppo grave, ne fa ben presto la presentazione e riesce nellʼintento di mandarne in frantumi il Grand Tour “di carta e di matita” studiato a tavolino. Su questo padre, allora, “prima nobiltà di toga”, ci è piaciuto indugiare prima di rivolgerci ai viaggiatori diretti in Italia e ai loro possibili e temutissimi incontri. Henri e Bachume, il ragazzo e il precettore, che originariamente si sarebbero pure attenuti al percorso di Maxime Trespetit di Torino, Milano, Venezia e Roma città, scoprono una vera e propria avventura: cʼè moltissima intemperanza nel giovane Trespetit, ed è molto legata al “totale fallimento dell’educazione”, ma se ragioniamo sulle considerazioni conclusive e sullʼevoluzione del caso Bachume, ci rendiamo conto di una maturazione della sua capacità psicologica, che è anche una risposta a provate fraterne perizie. Lʼarguto romanzo di Adele Costanzo - e il suo ponderoso spaccato storico - così, riportano in luce il senso dellʼamicizia. È importante considerare Il Grand Tour allora nel contesto settecentesco, per immergerci nellʼordine di editti, giustizia e burocrazie, che investiranno con crescente allarme questi problematici pellegrini. E i loro inflessibili inseguitori!



 

 

 

 
 
 
 

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