Il grande califfato

Il grande califfato
La suggestione di un grande califfato in grado di rinverdire i fasti del grande Islam del VI secolo è alla base del grande consenso raccolto dai terroristi dell’ISIS. Nettamente diverso per la “proposta” offerta rispetto ai colleghi di Al-Qaeda, il nuovo nemico del mondo occidentale (e non solo) punta alla creazione di una sorta di “Internazione del terrorismo” finalizzata alla conquista e all’islamizzazione forzata dei territori popolati dagli infedeli. La jihad è iniziata e l’esercito terrorista guidato da Abu Bakr Al-Baghdadi, leader e califfo dell’autoproclamato Stato Islamico, è pronto a combattere, avendo accolto tra le sue fila anche diversi combattenti musulmani europei, i cosiddetti “foreign fighters”…
A differenza di quanto si possa pensare, Il grande califfato non è uno dei tanti libri che stanno affollando le librerie in questi mesi per soddisfare la curiosità dei lettori su questa nuova minaccia di portata mondiale ma è un’opera che parte da lontano e punta non tanto a ricostruire cronologicamente e storicamente la storia dell’ISIS, ma a mostrare come tale entità sia viva principalmente nell’animo e nel cuore dei suoi militanti. Il germe fondamentalista e violento non è prerogativa e caratteristica esclusiva di questi terroristi, ma è matrice comune di un certo tipo di lotta armata che dalla Cecenia alle regioni più remote dell’Africa si è contraddistinta per brutalità e fede cieca. L’autore, probabilmente la persona più adatta per raccontare queste vicende data la sua pluriennale esperienza come inviato in tanti hot spot del mondo, parla di “Internazionale del terrorismo” e di un orrore destinato a espandersi a macchia d’olio. Egli inoltre sostiene che ancora non si sia compresa in Occidente l’effettiva natura dell’ISIS, troppo frettolosamente accomunato al tradizionale terrorismo fondamentalista, ma in realtà travolgente totalitarismo che persegue fini di conquista religiosa servendosi di un sistema a catena di montaggio per cui ogni singolo combattente jihadista può seminare morte e destabilizzazione pur non essendo militarmente dipendente da Al-Baghdadi. Il mondo intero auspica contromisure adatte.

Leggi l'intervista a Domenico Quirico

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