Il grande circo delle idee

Il grande circo delle idee
Gerusalemme, 19 novembre 2009. Due anziane signore vengono rinvenute senza vita in uno degli alloggi della casa di riposo Yadlitza Norbert. Probabilmente la causa della morte è una vecchia stufa a gas usata per riscaldare il piccolo appartamento, che nel cuore della notte ha smesso di funzionare asfissiando le due povere donne. Sembra uno dei tanti tristi incidenti che tappezzano le pagine di cronaca. Ma quando Pinki e Benyamin Hopsa – nipote e figlio di una delle due donne morte – arrivano nella camera da letto e sollevano la trapunta rosa dai due corpi che giacciono inerti, scoprono particolari strani e sorprendenti. La signora Hopsa indossa un indumento stinto composto da pezzi di pelliccia e ha la testa appoggiata su quella che con tutta evidenza è la testa di un travestimento da elefante. L'altra anziana signora giace su un fianco ed è vestita con un abito a pois rosa e delle scarpe di vernice, proprio come se fosse una bambola...
Non è facile affrontare l'argomento Shoah, di cui tanto si è detto e tanto si è scritto, senza calpestare sentieri già battuti; eppure Miki Bencnaan ci è riuscita appieno, portando in scena il dramma di vite irrimediabilmente stravolte dall'Olocausto, ma al tempo stesso illuminate e consolate dall'amore e dall'amicizia. I personaggi di questa straordinaria storia sono a prima vista strampalati: due bambine che si incontrano nel campo di sterminio di Belzec e che – scambiandosi d'abito – scambiano inconsapevolmente anche la propria identità ed il proprio futuro; un musicista a cui viene sterminata l'intera famiglia e al quale è affidato il compito di dirigere l'orchestra che suona davanti all'ingresso delle camere a gas; un uomo ossessionato fin da giovanissimo da visioni di elefanti. Ma la realtà non segue strade canoniche questo incredibile racconto che lascia spazio non solo alla fantasia - e ad un pizzico di felicità - ma persino alla magia. La magia delle idee, così potenti da cambiare il mondo. Splendide le descrizioni – numerose nel libro – con un'attenzione particolare all'uso degli aggettivi e degli avverbi che rende la lettura tutt'altro che appesantita; commovente il modo di descrivere la vecchiaia: con struggente nostalgia della gioventù, ma anche con una delicatezza ed un amore fuori dal comune. Una lettura sicuramente impegnativa perché la trama balza continuamente tra personaggi e luoghi, attraversando epoche diverse, talvolta scavalcando intere generazioni. Nulla è lasciato al caso, e tutto – persino le vite dei protagonisti – sembra mosso da un agente esterno (vogliamo chiamarlo destino?), che fa riunire storie ed uomini, ricordi e dolori, come in un unico cerchio spezzato che attendeva solo di essere richiuso.

Leggi l'intervista a Miki Bencnaan

 

 

 

 
 
 
 
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