Il grande inganno

Il grande inganno

Quello della first lady è un modello a noi straniero e dunque estraneo, cui guardare con curiosità e interesse, ma sempre come qualcosa di lontano, di irraggiungibile – ammesso ci vogliamo davvero arrivare anche noi. Un po’ come una vetta altissima su cui sarebbe straordinario salire, eppure ci limitiamo a contemplarla meravigliati dal basso, convinti – più o meno inconsciamente – che sia un’impresa troppo ardua per il nostro debole fisico, per la nostra fiacca volontà. Abbiamo avuto prime donne fantasma – angeli del focolare – nella Prima Repubblica. Slente, ancora come loro, eppure pronta a prendere chiaramente e pubblicamente le distanze dalle scelte del proprio marito è stata, poi, Veronica Lario. Elisa Isoardi sarebbe stata, forse, quella più incline a calarsi nella parte. Ma poi è arrivata Francesca Verdini, pronta a rimanere sé stessa e non “la compagna di...”, più incline a stare – nonostante il cognome o proprio per esso – dietro le quinte del suo amato e agognato cinema e non solo. E così era stato anche per la stessa Agnese Renzi. Un ruolo più mediatico è quello, invece, di Virginia Saba, ultima fidanzata di Luigi Di Maio. Meno incline al silenzio si rivela, però, il first husband: basti osservare Andrea Severini, marito di Virginia Raggi. Mentre, cioè, le donne affiancano il potere senza prevaricarlo, lasciandone i meriti al maschile, i rari uomini che accompagnano “donne di ruolo”, spesso, tentano di accaparrarsene le benemerenze, certi che sia in fondo anche e soprattutto merito loro. Questo perché, ad oggi, fatta eccezione di una fetta marginale di nomi illustri – quali Nilde Iotti, Irene Pivetti e pochi altri – il potere, quello vero, ha ben poco di femminile…

Una rassegna di donne della nostra storia, di figure che sono state “al fianco di...”, ma spesso – non sempre – un passo indietro. Perché in Italia, in fondo, vere mansioni per la first lady non sono previste, non ne esiste davvero un ruolo. Una galleria di sagome al femminile, di storie da difendere. Perché è innanzitutto questo che fanno le donne: si difendono. Nel raccontarne le vicende, Marianna Aprile – nota giornalista e scrittrice, attualmente redattrice di “Oggi” e opinionista politica e non solo – svela quei retaggi culturali che, infidi, si sono ben insidiati e radicati in noi, persino nelle stesse donne. Cambiare il modo di pensare, uscire dalla logica della separazione dei ruoli e puntare all’interscambialità di essi sarebbe il primo passo verso la nostra crescita. Essa dovrebbe partire, paradossalmente, in primis dalle donne, troppo spesso poco fiduciose nel proprio essere e nel proprio genere. Con la perizia di chi sa fare il proprio lavoro, di chi sa leggere con intelligenza nel privato (vero o presunto che sia) delle vite altrui, anche e soprattutto attraverso le apparenti inezie, le “pagliuzze” come le chiama lei, l’autrice, prima di ogni cosa, ci svela la nostra più profonda distorsione nello sguardo, e ci invita – e si invita – a raddrizzarlo. Come un auspicio. Come una speranza – si spera – ben riposta.



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