Il grande male

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Jean, esile e traballante, fatica a farsi ascoltare dai braccianti prezzolati assoldati per la trebbiatura. La moglie, Gilberte, è preoccupata: il giovane soffre di epilessia e quella fatica lo espone a un grave rischio. La suocera, la signora Pontreau, prova al contrario un disgusto profondo: ci pensa lei a tirare le fila dei lavori, a mettere tutti quegli uomini in riga, a organizzare la vita delle tre figlie e a defenestrare il genero inetto, facendolo passare a miglior vita. Solo il padre di Jean avanza dei dubbi sulla fatalità dell’evento, rimanendo per molto tempo inascoltato. Pure inascoltata è la domestica a ore, la Naquet, sporca e bizzarra donnetta derisa da mezza città per le sue stranezze. Cosa sa? Perché ogni giorno si presenta davanti alla “casa grigia”, senza bussare? E il giorno in cui finalmente si fa avanti, di che parla con la signora Pontreau? Un colpo di scena fa aprire un processo che getta un’ombra ancora più oscura sulla casa grigia, funestata da altri lutti. Le occupanti sembrano segnate da un destino angoscioso, anche se qualcuna riesce a salvarsi…

Quattro donne e un uomo morto: il romanzo parte in medias res, con un delitto che subito si compie, niente colpi di scena o misteri da scoprire. A meno di considerare misterioso il fatto che una donna, senza né una goccia di sudore né un tentennamento, faccia fuori il genero così, a freddo. Due donne all’opposto, l’omicida e la (potenziale?) testimone, così lontane eppure vicine nel drammatico finale. Una, l’immagine inamidata e algida del cinico controllo, l’altra, l’incarnazione della marginalità sociale e del degrado. All’opposto anche le due sorelle superstiti: una soggiogata fino alla regressione infantile, una libera grazie a una provvidenziale fuga d’amore. Lo stesso dualismo animava la prolifica mentre letteraria di Simenon: da un lato produceva pagine e pagine di gialli per il grande pubblico, dall’altra disegnava gli spettrali personaggi dei “Romans durs”. Se pure la trama riserva della suspense, il vero cameo sono i volti delle donne, pieni di pietà o intollerabili e duri. Duri come il male, come solo una madre, archetipo di tutte le donne, sa essere.



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