Il grande racconto della guerra di Troia

“Omero” non inventò nulla: la materia proveniva da canti e tradizioni, in genere, che eternavano quanto accaduto in un momento particolarmente emblematico del passato dell’Ellade; venivano da quel confronto-scontro con i popoli dell’Asia Minore che, da diversi punti di vista, può essere considerato l’alba di quella millenaria civiltà. La poesia omerica era completamente orale, architettata e calibrata per la pubblica recitazione, per la memorizzazione e per l’ascolto; soltanto successivamente qualcuno trascrisse quei canti: fu a quel punto che venne modellata (in un certo senso, “canonizzata”) l’ Iliade . Il professor Giulio Guidorizzi, allievo di Dario Del Corno, a sua volta allievo di Cantarella, ripete il compito degli antichi aedi e degli antichi rapsodi, vale a dire dei “cucitori di canti”: conserva, illumina e rinnova la memoria della civiltà greca attraverso la parola, attraverso le leggende: questo suo Il grande racconto della Guerra di Troia è, tecnicamente, soprattutto un “racconto del racconto” dell’ Iliade . Il saggio è strutturato in due parti: la prima, tre quarti del libro, è una restituzione organica e dettagliata delle dinamiche, degli eventi e dei personaggi dell’Iliade e di tutto il mito troiano; la seconda, un quarto del libro, è una lettura, antropologica e magica, della società, dei misteri, della religiosità e delle istituzioni dell’epoca. Incontreremo “campioni di una civiltà arcaica, tribale, aristocratica” che costituiscono l’essenza antichissima dell’Ellade: per Guidorizzi, tenerla viva è ovviamente fondamentale, perché “noi siamo simili agli anelli di una catena che si legano tra loro e collegano la barca all’ancora. La barca è la nostra cultura, la nostra civiltà, le nostre memorie, e per noi l’ancora è Omero; per altri popoli, altri cantori. Se la catena si spezza, la barca va alla deriva nel mare; se si spezza il ricordo, ovvero il legame che ci unisce con il nostro passato, la cultura si perderà nell’oceano”. L’edizione, cartonata, piuttosto elegante, è corredata da un ricco apparato iconografico, a partire dalla foto di un celeberrimo vaso attico del VI secolo a.C., raffigurati Aiace ed Ettore che combattono sopra il corpo di Patroclo; la scelta è ricaduta, caso per caso, su opere di tutte le epoche, ispirate dalla bellezza e dalla inconfondibile incandescenza della materia, a voler ribadire che “il grande racconto epico è diventato patrimonio comune della civiltà occidentale e suo incrollabile fondamento culturale [...]. Il mito, con le sue narrazioni fantastiche, popolate di dèi, semidèi, eroi e uomini, ha regalato alla nostra cultura un linguaggio e un apparato simbolico che sono davvero eternamente futuri”. Tutte le traduzioni dell’ Iliade sono firmate Guidorizzi (rivelano, anche, un’impresa in corso d’opera); per l’ Odissea , si fa riferimento alla traduzione di G. Aurelio Privitera, per l’ Eneide a quella di Alessandro Fo; occasionalmente, appaiono versi di Kavafis e di Seferis, rispettivamente nella traduzione di Nelo Risi e Margherita Dalmati e in quella di Caterina Carpinato. Completa l’edizione un fondamentale indice dei nomi e dei personaggi, per agevolare ogni futura consultazione e per il diletto dei lettori accidentali, in libreria o in biblioteca…

Veniamo all’autore: illustre grecista, Giulio Guidorizzi è un accademico lombardo, classe 1948; è stato professore ordinario di Letteratura Greca presso l’Università di Torino; in precedenza, ha insegnato per quasi trent’anni all’Università di Milano. Condirettore, con Alessandro Barchiesi, della rivista «Studi Italiani di Filologia Classica», è un apprezzato studioso di mitologia classica e di antropologia del mondo antico. Questa edizione Mulino ha diversi aspetti degni di profonda considerazione: la limpida documentazione, la ricercatezza e la piacevolezza della scrittura, la sfarzosa scelta di immagini e icone, l’ameno approfondimento antropologico; è un libro che potrà probabilmente essere acquisto d’eccellenza per i giovani allievi del Ginnasio, apprezzabile e complementare integrazione nelle biblioteche degli universitari e degli accademici, in genere, ciliegina erudita, e tuttavia mai arida, nelle biblioteche. Si deve tuttavia segnalare che il prezzo – 48 euro – è, in un’epoca di così contraddittoria fortuna economica, una discriminante: è degno della cura dell’edizione e della splendida preparazione del professore, capiamoci, tuttavia esclude buona parte del pubblico potenzialmente interessato, a meno di sacrifici, rinunce o acquisti di fortuna. Detto ciò: Il grande racconto della guerra di Troia può essere, opportunamente, considerato un viatico al ritorno alla classicità; può essere, lateralmente, apprezzato come anticipazione (“trailer”) della futura traduzione dell’ Iliade di Guidorizzi; diventa un libro di superbo e ben diverso fascino quando sprofonda nell’antropologia. Memorabili le pagine dedicate dal professore alla differenza tra “menos” e “kydos”; suggestive le battute sulla cantilena magica, “aoidé”; potenti e tibetane le meditazioni sulle Moire, e sul destino: apprezzabili le considerazioni sul “pianto” come indice di grandezza degli eroi; micidiali quelle sul nullo conflitto generazionale nell’antica civiltà greca. Prevedibilmente, lucidissime le battute sul ruolo giocato dagli dèi e dalla divinità nell’ Iliade ; ammalianti, insolite e, in un certo senso, iniziatiche, le osservazioni sulla lancia di Achille e sul poco conosciuto aspetto da “eroe medico” dell’allievo del centauro Chirone. Da un certo punto di vista, è come se Guidorizzi avesse nascosto un libro nel libro: ne Il grande racconto della guerra di Troia si intravede così, progredendo, un racconto segreto, solare.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER