Il Grinta

Il Grinta
Distese sconfinate di terra rossa, arbusti rinsecchiti e catapecchie erose dal nulla. I ronzini e il sole battente, i saloon e le leggendarie porte a vento; poi le stelle d'oro, gli speroni tintinnanti e armi che si inceppano almeno quanto sparano. È il leggendario Far West di fine '800, quello in cui il fumo della secessione si leva ancora alto nel cielo e i territori indiani sono gli spazi aldilà della frontiera, lande sconosciute di perdizione e avventure. Balle! Se non altro per la piccola Mattie Ross, quattordicenne risoluta in cerca di vendetta e per lo sceriffo federale (brutto, cattivo, guercio e anche un bel po' alcolizzato) da lei ingaggiato per portare a compimento i propri scopi: Reuben Cogburn, detto Il Grinta. Frank Ross, padre di Mattie, infatti, è stato ucciso da un ingiustificato colpo di pistola dal selvaggio Tom Chaney (di cui era perfino il benefattore) in una zuffa dovuta ad una sbronza. Del bandito, riuscito a fuggire oltre i confini, si sono perse le tracce e le forze di polizia hanno già gettato la spugna. A nessuno, in fin dei conti, importa di un disperato che crede di farla franca. Peccato per lui che sulle sue tracce non ci siano solo Cogburn e la piccola Ross, ma anche LaBoeuf, un ranger texano dagli occhi azzurri e dall'irreprensibile condotta contattato dalla famiglia di un'altra vittima del farabutto; spinto dalla proposta del Grinta di addizionare le forze e dividere le ricompense potrebbe sconvolgere il progetto di Mattie...
Con questo agile romanzo Charles Portis si confermò (l'opera uscì a puntate sul Sunday Evening Post nel 1968) scrittore capace di mettere al servizio di una vicenda pur lineare una prosa originale rimpinzata di sarcasmo e causticità, vera peculiarità del testo. Grazie a questa scelta formale – che anzi pare naturalissima – Il Grinta ha dalla sua un ritmo e un tono costantemente sostenuti e caratteristiche prettamente cinematografiche. Non a caso dal romanzo è stata tratta non solo la fedele versione diretta dai fratelli Coen, ma anche la pellicola che valse l'Oscar a John Waine nel 1969 che, tuttavia, spogliava la scrittura di Portis proprio degli spigoli stilistici e l'opera intera degli spunti narrativi più politically uncurrect. In occasione del nuovo adattamento è stata rilasciata anche una mini graphic novel scaricabile gratuitamente (http://www.ilgrinta-ilfilm.it/novel) dal titolo Si fa sul serio: imprigionata in vignette la vicenda raccontata dal Grinta nella scena del processo, in cui narra come ha acciuffato (nel suo caso il termine può voler dire solo mandata al creatore) una famiglia di malfattori. Il Grinta, aldilà della rocambolesca bellezza della storia, è un'opera onesta. Questa sincerità è assicurata dal fatto che le redini della narrazione sono tenute da una Mattie adulta che ricorda la più grande avventura della propria vita: è solo la scelta dell'articolo determinativo, in fondo, a fare la differenza tra il soprannome del burbero sceriffo e la virtù più spiccata della protagonista. Seppur affascinanti, i due personaggi principali maschili non reggono il confronto: l'uno arcigno e beffardo, facile alla bottiglia e al grilletto, l'altro austero e nobile braccio esecutivo della legge, mancano di quel quid, tutto proprio del personaggio di Mattie, che lo trasferisce all'intera vicenda proprio nell'atto della narrazione. Data la forza dell'adolescente non c'è da stupirsi perciò dell'acutezza delle opinioni, e spesso dei giudizi, sulle persone e su un'America ancora in costruzione. In questo senso Portis, attraverso gli occhietti vispi di un personaggio che ha dalla sua un disincanto che è sincerità più che stupore fine a se stesso, riesce a fotografare la Storia imbrigliandola piacevolmente in una trama godibile che può essere considerata “il solito western” per il rigoroso rispetto di tipi e canoni, ma che deve anche essere apprezzata come un grande esempio della validità, comunicativa ed estetica, di una scrittura senza grazie.

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