Il gruppo

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È un caldo pomeriggio di giugno quando Kay si sposa. La cerimonia è semplice, come il vestito che indossa. Si potrebbe dire, a essere maligni, povera. Lei e Harald non hanno voluto perdere tempo e quindi Kay è stata la prima delle diplomate del ’33 a convolare a nozze. Ad assistere alla cerimonia ci sono proprio loro, le compagne di studi della ragazza, “il gruppo”, come si definiscono, come tutti le conoscono: signorine di grande cultura, diplomate all’esclusivo Vassar College, di buona famiglia e di ottime speranze. Il matrimonio dell’amica è il piccolo ingranaggio che mette in moto le loro vite. Dopo quell’occasione, le ragazze mettono una alla volta piede nella vita adulta. Anno dopo anno, arrivano lavoro, matrimoni, figli, successi e insuccessi professionali. Arrivano amanti, divorzi, malattie. Mancano i soldi o ce ne sono fin troppi, tanto che fanno dimenticare la vita reale. Ci sono genitori invadenti e pressioni sociali, pregiudizi, ipocrisia ma anche la volontà di trovare il proprio posto nel mondo e la propria identità. E poi arriva la Seconda guerra mondiale, che bussa alle porte della generazione figlia della crisi, vola sopra le teste delle ragazze e chiude a forza il cerchio…

Uno dei primi capitoli del romanzo di Mary McCarthy inizia con un celebre, scandaloso consiglio: “Procurati un pessario”. All’epoca della pubblicazione, non era comune parlare di contraccezione in modo tanto diretto nonostante si trattasse di qualcosa con cui tutti avevano a che fare quotidianamente e in effetti la forza de Il gruppo è proprio quella di “parlare con brutale franchezza delle cose che tutti conoscono”, come ebbe a dire più tardi la scrittrice Claire Tomalin. La vicenda di Dottie, del suo primo amante e del suddetto pessario, descritta in toni del tutto antiromantici, quasi analitici, non è che uno degli episodi che costituiscono il romanzo della McCarthy: l’energica Kay è sedotta e tradita dal progresso, la storia della mite Priss indaga l’aspetto della maternità, Libby ha un ottimo lavoro in editoria ma non quello che desiderava, impossibile da ottenere per una donna… Tutte insieme, le ragazze del Vassar creano il ritratto critico di un’America in bilico tra spinte popolari e classismo, in cui il progresso e le nuove possibilità aperte per le donne sono ancora, irrimediabilmente, asservite al passato e alla volontà maschile. È forse proprio per la sua visione onesta e priva di sentimentalismo che, cinquant’anni dopo la pubblicazione, questo “romanzo sociale” è ancora in grado di risuonare nel lettore e di suscitare una forte identificazione. Una caratteristica affine a un racconto ben più recente, eletto a simbolo della contemporaneità: Cat Person di Kristen Roupenian.



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