Il labirinto degli spiriti

Il labirinto degli spiriti
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Quella notte sogna di ritornare nel Cimitero dei libri dimenticati, ha ancora dieci anni e vede se stesso attraversare le Ramblas di una Barcellona sospesa nel tempo. Ma di fronte all’ingresso del cimitero si ferma, si sente un grande peso addosso. In tasca ha una chiave, il portone si apre. Davanti a lui un lungo labirinto fatto di spirali, scale, tunnel, ponti e archi costruiti con tutti i libri del mondo… e sua madre distesa in un sarcofago con le mani raccolte sul petto: “devi raccontare la verità, Daniel”. Si sveglia di soprassalto, è nella sua stanza, non è più un bambino. Ora Daniel Sempere ha una moglie, Bea, e un figlio piccolo, Julián. Che vive circondato dai libri. Per quanto cerchi di sottrarglieli, alcuni di quei libri, suo figlio li trova sempre e li nasconde sotto il cuscino. Uno di questi è il Labirinto degli Spiriti VII, Ariadna e il Principe Scarlatto, testo e illustrazioni di Víctor Mataix. Non sa più dove metterlo. La notte in cui nacque suo figlio Daniel avrebbe voluto scappare, e oggi ancora si vergogna per quel sentimento di vigliaccheria che non ha mai avuto il coraggio di ammettere se non di fronte al vecchio e saggio Fermín… Ma apriamo un’altra porta della stessa storia. Siamo a Barcellona, marzo 1938, Fermín Romero de Torres è in cerca di una bambina di nome Alicia dopo i raid aerei fascisti. Un bombardamento lungo che non finisce mai. La città è piena di macerie, ci sono cadaveri dappertutto. Percorre da cima a fondo le Ramblas, i marciapiedi sono coperti di sangue, e di lei non c’è traccia. Ma se vogliamo cambiare un destino, dobbiamo andare a cercarlo, la sorte non fa mai visite a domicilio…

Ultimo capitolo della saga conosciuta come Il cimitero dei libri dimenticati, Il labirinto degli spiriti conclude la quadrilogia iniziata con L'ombra del vento, della quale fanno parte Il gioco dell'angelo e Il prigioniero del cielo. Rispetto ai precedenti lavori non ci sono cambiamenti sostanziali, anche qui ritroviamo lo stile narrativo caratteristico dello scrittore catalano, il suo realismo magico, una Barcellona gotica e spettrale piena di palazzi decadenti, camere polverose, negozi sgargianti, collezioni di bambole, luoghi misteriosi e nascosti, cimiteri, mondi sotterranei ai quali hanno accesso solo pochi prescelti. E poi i libri, i riferimenti ai classici della letteratura, le biblioteche. Scritto con una prosa agile, dinamica e colorata, Il labirinto degli spiriti è un libro che intrattiene il lettore catturandone l’attenzione. Ricco di dialoghi brillanti, scene dallo stile cinematografico e atmosfere inquietanti, Carlos Ruiz Zafón sa intrecciare bene i vari linguaggi della letteratura di genere, dal dramma, al poliziesco, al thriller, al mistero. E non perde mai il ritmo, seppure tenda a descrivere tutto ciò che accade, portando il libro a superare le 800 pagine. Gli affezionati della serie non resteranno delusi e potranno ritrovare tutti i protagonisti che li hanno accompagnati lungo il viaggio, facendo la conoscenza dei nuovi personaggi, fra cui forse uno dei migliori della serie, Alicia Griss, a cui viene dedicato molto spazio in quest’ultimo libro. Insomma, Zafón è un vero artigiano degli intrecci, un cesellatore di storie che non lascia nulla al caso e per questo forse sa coinvolgere una platea così ampia e trasversale di pubblico. Che piaccia o no il suo genere, è capace di raccontarlo nel migliore dei modi invitando all’amore per la lettura. Cosa di cui abbiamo estremamente bisogno.



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