Il lamento di Epicuro

Il lamento di Epicuro
Hugo Whiettier, viveur stanco e svigorito, dopo una giovinezza all’insegna del sesso e dei guai, svanito il sogno di diventare un famoso romanziere, si rifugia nella vecchia dimora di famiglia, un palazzo decadente sulla riva di Hudson. Eremita eccentrico, si gode una confortante solitudine, sperperando ciò che rimane dell’eredità in cibo e sigarette. In compagnia degli scritti di Montaigne e dell’esperta culinaria M.F.K. Fisher cucina cibi eccessivamente saporiti, beve whisky, conquista belle donne e ne trae il piacere che desidera. Ma il fumo è la necessità più grande, impellente, una passione logorante. Logorante perché lo sta uccidendo in modo veloce e doloroso. Unico modo per guarire dal raro morbo che lo affligge è dire addio al tabacco. Ma per Hugo questo è impossibile, la rinuncia sarebbe la vera morte. “È una prova dell’esistenza di Dio? Le difficoltà del fumo conferiscono alla mia vita inutile una gravità e una passione che altrimenti non avrebbero”. La morte non gli fa né paura né orrore, è solo sua, e vuole essere lasciato in pace a godersela. Così annota su un taccuino le sue ultime giornate, ricche di riflessioni, tesi filosofiche, considerazioni umoristiche( taccuino che va a costituire il romanzo). Hugo si è progettato come un uomo inaccessibile, ma presto si troverà coinvolto nelle vite di altre persone, come Dennis, il detestato fratello, che, lasciato dalla moglie, e coinvolto da una nuova fiamma, si trasferisce da lui, o come  la moglie Sonia, tornata dopo 20 anni di assenza con la figlia illegittima Bellatrix. È così che, in un vortice di relazioni umane, Hugo sarà costretto a  mettere in gioco il fragile tessuto della propria identità…
Kate Christensen, brillante scrittrice americana, ha dato vita ad un personaggio affascinante, magnetico, dalla personalità fine e complessa. È un viaggio nell’animo di un uomo apparentemente cinico, oscuro, che si nutre di tutto ciò che è pieno, sudicio, pur di evitare il sapore amaro dei ricordi. Ma, pagina dopo pagina, il nostro protagonista perde la propria armatura, fino a rivelarsi fragile e vulnerabile. E allora comprendiamo come il suo essere schivo nei confronti degli altri sia una conseguenza del dolore. Sente di aver perso le redini della vita e allora vuole tener salde le redini della morte. Premedita il suicidio pur di difendere la propria volontà, pur di riuscire per un’unica volta ad imporsi sugli eventi. Lo viviamo attraverso i suoi scritti, che trasudano intimità attraverso un tono spesso umoristico, scherzoso quanto amaro. Tra le righe si legge una sensibilità imbarazzata che fa vibrare la scrittura. Impossibile non lasciarsi trasportare. Impossibile impedirgli di farsi conoscere nel più coinvolgente dei modi.

 

 

 

 
 
 
 
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