Il lato nascosto

Il lato nascosto

Sabrina Lupieri non viveva nella casa dove è stato trovato il suo cadavere anche se l’appartamento era suo, lo usava solo per lavoro. Lo ammette a malincuore anche l’anziana vicina, che preoccupata per un mancato appuntamento è entrata e ha trovato il corpo. Sabrina oltre ad essere una vicina gentile e disponibile, faceva la escort. Con discrezione, ma quello era. Ed è stato proprio il lavoro da escort che l’ha fatta arrivare al palese benessere che si evince dagli abiti e dall’arredamento. La scena del crimine appare un po’ strana, sembra che l’assassino abbia voluto prepararla, facendosi sfuggire (anche se si fa fatica a crederci) tracce abbondanti e inequivocabili di DNA. Agli ispettori Leone e Serrano sembra troppo bello per essere vero. Le indagini puntano subito sull’ex fidanzato, già a suo tempo denunciato dalla donna per stupro, condannato e da poco uscito dal carcere. In realtà la pista muore quasi sul nascere, l’uomo ha un alibi inattaccabile per il momento del delitto. L’ispettore e la sua collega continuano ad indagare su ogni fronte, scoprendo che Sabrina aveva una clientela assolutamente variegata, che comprendeva politici, giornalisti e presumibilmente anche dei legami con qualcuno di molto potente e di molto pericoloso, si parla addirittura di mafia nigeriana e non della manovalanza, del top. Ambra Leone vive con un cane e un gatto, Ramon invece ha una moglie e un figlio, ma nessuno dei due mollerà nemmeno per un attimo quell’indagine che sembra un rompicapo senza soluzione…

Pierluigi Porazzi abbandona (si spera solo momentaneamente) l’ex poliziotto Alex Nero, ma decisamente non lo fa rimpiangere. Non con i due ispettori che ci presenta e a cui affida il compito di portarci a spasso in un labirinto di specchi, la cui uscita si sposta continuamente. Ambra Leone ha un peso che le avvelena la vita, Ramon una vita piuttosto piatta, un matrimonio che forse è arrivato a fine corsa. Entrambi però riescono perfettamente a lasciare da parte le loro vicende personali e a buttarsi anima e corpo in un caso che oltretutto va trattato con le pinze per i nomi che potrebbero essere coinvolti. Giudici, politici… insomma, niente di facile per i due. Porazzi si muove con scioltezza fra una miriade di possibilità che si aprono ai due ispettori, alcune anche molto pericolose, perché la mafia nigeriana (elemento ormai saldamente insediato nel nostro Paese) come tutte le mafie non si fa scrupolo davanti a nulla, figuriamoci se si farebbe dei problemi ad uccidere dei poliziotti. La location è sempre Udine, con qualche incursione a Trieste, una provincia apparentemente tranquilla, perfetta per nascondere il marciume che nelle grandi metropoli è sotto gli occhi di tutti. Il vero colpo da maestro però sta nella soluzione del caso, impensabile, completamente imprevedibile eppure ineccepibile. Una chicca che gli amanti del thriller non possono perdere, un autore che pur non essendo troppo mediatico (una presenza piuttosto discreta sui social, profilo basso e mai sopra le righe), ha raggiunto con il progredire della sua produzione un livello di padronanza del suo talento davvero notevole.

LEGGI L’INTERVISTA A PIERLUIGI PORAZZI



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