Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia

Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia

La mafia nigeriana ha messo radici in Italia in seguito alle prime migrazioni massicce dall’Africa. Il periodo è quello dei primi anni Ottanta. Un’organizzazione criminale generata dalle prime confraternite studentesche universitarie degli anni Settanta in patria come la Black Axe, ma che ha imparato immediatamente dalle organizzazioni nostrane come strutturarsi gerarchicamente in maniera efficace per dominare sul territorio. La Cosa Nera, come è oramai universalmente conosciuta dagli inquirenti e dagli addetti ai lavori, ha raggiunto un sostanziale regime di monopolio soprattutto nei settori del traffico di stupefacenti, nel traffico di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione. Una realtà questa che non può essere più relegata all’immaginifico dello straniero e alla paura dello sconosciuto. Oramai la mafia nigeriana tratta da pari a pari con camorra e ‘ndrangheta ed è ben inserita anche nel tessuto produttivo in città come Milano e Torino. L’opinione pubblica ha imparato a conoscerne i contorni di brutalità e ferocia però solamente tramite gli ultimi casi di donne stuprate e barbaramente uccise, ma la mafia nigeriana si comporta da sempre così. Uno dei punti di forza di queste organizzazioni è il senso di omertà generato dai riti tribali e primitivi che legano le vittime legate ai carnefici e gli adepti tra loro. Una metastasi già molto estesa a cui va tolto il terreno sotto i piedi il prima possibile…

Fabio Federici è un colonnello dei Carabinieri, docente universitario, crime analyst e giornalista pubblicista. Vanta una lunghissima esperienza da investigatore che gli è valsa numerosi riconoscimenti tra cui una Medaglia d’Argento al Valor Civile e un Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha deciso di trattare della mafia nigeriana in questo saggio essenziale perché, come spiega Nando Dalla Chiesa nella prefazione, rappresenta una novità assoluta e peculiare, anche per gli occhi ben allenati degli osservatori italiani. Un interesse obbligatorio per la materia trattata sia sul piano scientifico e civile. Questo network criminale dalla forte virulenza tribale è ancora sconosciuto sotto molti aspetti e il saggio tenta di fare luce soprattutto nell’ambito dei culti segreti, vero punto di forza dell’organizzazione. Viene anche analizzato capillarmente il portfolio criminale e la duttile capacità manageriale dei suoi affiliati, mettendo in risalto peculiarità ed evoluzione storica del fenomeno. Un approccio sistemico di natura criminologica-olistica che lo rende un saggio illuminante, grazie anche al contributo fondamentale di Massimo Kunle d’Accordi, esperto di fenomeni migratori e di secret cults. Perché come diceva Paolo Borsellino: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali…però parlatene”. Lodevole, inoltre, il fatto che l’autore abbia devoluto l’intero ricavato dell’opera all’Associazione Avviso Pubblico che promuove la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER