Il leone d’oro

Il leone d’oro

Africa orientale, seconda metà del XVII secolo. Hal Courteney ha finalmente il cuore in pace. Con la morte del traditore, non a caso da tutti conosciuto col nome di Avvoltoio, ha avuto la sua vendetta: l’uomo che ha tradito e fatto uccidere orribilmente dagli olandesi suo padre, sir Francis Courteney, raccontando una volgare menzogna, è scomparso nell’incendio della sua nave. Ora è tempo di riprendere il mare; a bordo è tornata dalla battaglia in difesa del suo sovrano cristiano anche il generale Nazeth, per lui semplicemente Judith, la bellissima guerriera etiope che ha vinto il suo cuore. La sua nave, la Golden Bough, il suo equipaggio, il sua amico fraterno, il colosso nero Aboli, la sua donna e il mare: Hal a vent’anni ha tutto. Resta soltanto da andarsi a riprendere il tesoro nascosto da suo padre, dividerlo con i suoi uomini, sposare Judith ed essere felici. Quello che il coraggioso comandante inglese non sa è che le anime nere non le vogliono nemmeno all’inferno. Orribilmente sfigurato, privo di un braccio e di un occhio, defraudato della sua virilità, ancora più deturpato nell’animo crudele, l’Avvoltoio è miracolosamente sopravvissuto, tenuto in vita soltanto dall’odio. Fondamentale l’aiuto di un uomo molto potente che quell’odio per Courteney condivide. Non è ancora tempo di pace sotto il cielo d’Africa per chi solca il mare lungo le coste orientali; la vendetta vuole vendetta e il sangue chiama sangue…

Quanto ci sono mancati i Courteney! E finalmente adesso torniamo a veleggiare in mare aperto lungo le coste profumate di spezie dell’Africa con i personaggi nati nel 1964, all’esordio del re indiscusso dell’avventura. Wilbur Smith ha confessato che essi ormai fanno parte della sua famiglia ed era tempo, dopo vent’anni d’attesa, che tornassero per la gioia dei fan che li preferiscono all’altra saga nata dalla penna più famosa d’Africa, quella dei Ballantyne. Non è un caso che Smith abbia affermato:“Non considero i miei libri romanzi di avventura come le storie di James Bond: le mie sono storie di famiglia”. E così ci godiamo un’altra vicenda di amore e morte, amicizie e tradimenti, passioni e vendette in cui la storia delle storie, il Bene che combatte il Male, la fa sempre da padrone, secondo uno schema classicissimo che non annoia mai. Per la prima volta compare in copertina un coautore, il giovane Giles Kristian, scelto con cura e con il compito di “assemblare le scene”. Il motivo è un po’ triste ma abbastanza realistico e, a ottantadue anni, la preoccupazione del vecchio leone legittima: “Non mi piace dirlo, ma non ho molti anni davanti a me, forse dieci o quindici per poter scrivere ancora; voglio concludere la storia dei Courteney, ce l’ho già tutta in mente”. D’altra parte questo modus operandi è cominciato già lo scorso anno con Il dio del deserto; l’operazione non era avvenuta senza scosse e aveva determinato il cambio di casa editrice storica contraria alla decisione. In Italia, invece, se n’è parlato poco fino a questo momento. È pur vero che normalmente lo stile di un autore col tempo si modifica e ciò che conta è che le storie continuino ad appassionare e piacere. E gli eroi di Smith, tra gli autori più venduti al mondo (e quello straniero più venduto in Italia), non smettono di divertire i lettori: “Il mondo ha bisogno di eroi” afferma lui senza esitazione quando gli si chiede il segreto del suo successo. E di sognare ancora profumi, tramonti, albe e panorami esotici – aggiungeremmo - come accade da sempre con le storie di mare e di pirati e oriente.



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