Il libretto rosso di Garibaldi

Il libretto rosso di Garibaldi
Una selezione di testi redatti da Giuseppe Garibaldi: proclami, manifesti, lettere, interventi pubblici. Nel 1872 da Caprera arriva un appello alle riforme rivolto al neonato Governo italiano sull'istruzione: “(...) Dobbiam reclamarla obbligatoria, gratuita e laica. Senza questa condizione, la scuola, dominata dalla setta clericale, pervertirebbe invece di educare. Lo Stato non può favorire le dottrine della fede cieca, che s'insinua coi primi insegnamenti e prepara la schiavitù dell'anima e del pensiero”. E nel 1878 l'anziano generale rincara la dose: “Degni del Parlamento italiano e del Ministero Cairoli sarebbero i tre atti seguenti: 1) La nazione armata 2) La tassa unica 3) I preti alla vanga. Tutto il resto sono miserie, e la marea socialista finirà per sommergere l'impreparata nave dello Stato”. Nel 1864 invece scriveva ai contadini della Società del Tiro in Ganzo: “Esercitatevi alla carabina; essa costituisce fatalmente la giustizia dell'odierna civilizzazione; è, quando maneggiata da robusti uomini come voi, il diritto di non aver padroni in casa propria”. Nel 1870 spiega al belga Enrico Guesnet: “Signore, sono figlio del popolo e del popolo armato”...
Una volta Che Guevara - che di rivoluzioni se ne intendeva - ha detto: “L'unico eroe di cui il mondo ha mai avuto bisogno si chiama Giuseppe Garibaldi”. Beh, aveva ragione: come altro definire un uomo dal valore guerresco quasi mitico, protagonista di innumerevoli campagne militari (non gestite dall'alto di una collina con un cannocchiale, ma con la sciabola in mano nella mischia, tra le pallottole che sibilano) in Italia, Sudamerica, Europa, che ha avuto un ruolo essenziale nella nascita della nostra nazione? Eppure un subdolo processo di rimozione del carattere violento e insurrezionale del Risorgimento che ha avuto il suo culmine nel celebre saggio dal paradigmatico titolo Risorgimento senza eroi del povero Piero Gobetti - che negò all'epopea risorgimentale il diritto di considerarsi un'esperienza rivoluzionaria, dal momento che a suo modo di vedere i dirigenti politici che espresse rimasero estranei rispetto al popolo - ha finito per scippare a Garibaldi il ruolo mitico che dovrebbe avere nell'immaginario collettivo italiano, malgrado un tentativo di rilancio operato dal regime mussoliniano. “Statue ed effigi del biondo eroe hanno certo ingombrato in misura straordinaria i parchi e i giardinetti del nostro Paese. Ed è stata usata una cura meticolosa nel segnalare tutti i posti dove Garibaldi ha dormito”, sottolineano Pier Paolo e Massimiliano Di Mino nella loro introduzione a questo prezioso volumetto. “L'effetto finale è quello di un eroe a cavallo, quando non dorme. Un eroe poco pericoloso”. Un eroe che invece più e più volte, oltre a combattere col valore di un Ercole, ha espresso idee del tutto in linea con le posizioni che ci si aspetta da un pensatore rivoluzionario socialista. Molti interventi sono raccolti qui, ancora attualissimi e ancora scintillanti della loro dinamitarda bellezza, esattamente come il lontano giorno in cui sono stati enunciati.

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