Il libro dell’estate

Il libro dell’estate
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C’è un'isola dove il Golfo di Finlandia si apre al mare aperto. Su quest’isola Sofia trascorre le sue estati, in compagnia della nonna. Si avvicinano insieme al crepaccio, anche se è proibito (intanto il papà di Sofia dorme e non verrà a saperlo), si inoltrano nel bosco fantasma, e qui la nonna intaglia nel legno animali sconosciuti. “Che cosa fai?”, le chiede Sofia. “Gioco”, risponde la donna. Un’estate Sofia ospita un’amica, che tutti chiamano Pipsan, ma lei e la nonna, in gran segreto, ribattezzano Berenice per via dei suoi riccioli naturali. Sulle prime Sofia è contenta di avere un’amica in visita. La bambina però è vestita nel modo sbagliato, ha le scarpe con la suola di cuoio, è troppo beneducata e ha paura di andare in barca. La lunga estate di sempre è complicata dall’arrivo di questa piccola ospite che nessuno aveva previsto e che la stessa isola sembra allontanare da sé. È il turno poi del gatto Mappe, che passa il suo tempo a dormire e mangiare, senza affezionarsi a Sofia, finché i due smettono di parlarsi del tutto quando il gatto inizia a cacciare e a portare a casa le sue prede. L’estate trascorre: ogni giorno la sua parte di avventura, felicità e rabbia, finché Sofia, d'accordo con Dio, evoca una gigantesca tempesta...

“Io di certo buona non sono. La cosa migliore che si possa dire di me è che mi interesso”. Si descrive così la protagonista bambina di questo romanzo, il primo che Tove Jansson ha scritto per un pubblico adulto. Sofia è curiosa, determinata, talvolta autoritaria, sta diventando una piccola donna e ogni giorno si confronta con le domande, i limiti e l’esaltazione di chi cresce. La nonna è una bambina con molti anni di esperienza sulle spalle, che le rendono faticoso il passo, ma non diminuiscono la sua vivacità. Lascia che la bambina si arrampichi sul segnale per le imbarcazioni, che faccia il bagno anche se l’acqua è gelida, perché soltanto così, correndo qualche rischio, potrà imparare la distanza tra coraggio e temerarietà. Questa è una storia che piacerà a chi apprezza le trame che crescono per aggregazioni successive, proprio come un’estate è fatta di giorni che si susseguono, o come i cambiamenti lenti, di piccole mutazioni ravvicinate. La Jansson usa un linguaggio insieme poetico e concreto: evocativo nella descrizione del paesaggio naturale e del tempo atmosferico, ironico e ritmato nei dialoghi. Ha dimostrato di saper passare con naturalezza dalla letteratura per l’infanzia alla narrativa “adulta”, ammesso che esista tra di esse un vero confine.



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