Il libro di Morgan

Il libro di Morgan
23 dicembre 1972. A Milano nasce Marco Castoldi, in arte Morgan. Un personaggio sempre in bilico, che danza sul filo del rasoio, ricordato dall’ambiente musicale per aver fondato i Bluvertigo e per aver segnato la musica negli anni Novanta; ricordato dai rotocalchi per il suo breve sodalizio amoroso con Asia Argento, per il suo abuso di stupefacenti, per l’esclusione dal Festival di Sanremo e, di recente, per il suo ruolo di giudice a X Factor. Tutte vicende che con i nostri occhi abbiamo valutato, giudicato, ma che finalmente possono avere la versione di Morgan, l’attore dello sceneggiato messo in mostra. Dai primi anni di adolescenza in Brianza, tra Muggiò e Lissone, fino alle scorribande in skateboard in Piazza Duomo a Milano, citando la fuga negli Stati Uniti intervallata da elucubrazioni musicali che toccano anche la provenienza delle più note melodie milanesi, tra cui l’immancabile “O mia bela Madunina”. Fino alla contraddizione tra il ricercare la solitudine e il ritrovarsi perennemente sulla madre di tutti i palcoscenici, la televisione…
Annunciato già negli ultimi mesi del 2013, il libro di Marco Castoldi ha avuto una gestazione tutt’altro che facile, tanto da arrivare, con ampio ritardo, soltanto sul finire dell’anno successivo nelle librerie. Nonostante Morgan abbia dichiarato di essersi affidato a un ghost writer è difficile dargli credito, perché il disorientamento prodotto dalla lettura, l’accostamento di numerosi argomenti conditi da altrettante parentesi e digressioni appartengono proprio allo stile da bohemien del cantante: un rimpasto generale di esperienze di vita, dalla prima volta in uno stadio di calcio col padre all’incontro con Marylin Manson, dalle sue attuali manie e fobie - come l’aver abbandonato il letto nuziale per un sentimento di mancanza nei confronti dell’ex moglie - agli affetti personali ancora custoditi in casa, come la chitarra del padre. Il tutto accompagnato in maniera forbita da critiche alla società e alla musica moderna: perché mentre la Germania scopriva Wagner l’Italia si affidava a Verdi, che è un po’ il nostro Gianni Morandi, quello che canta “Me lo prendi papà?”, mentre Tristano e Isotta inventano il Novecento. Noi la Pausini, loro Björk. Morgan non fa sconti a nessuno e per questo piace, perché ha tanto da dire e finalmente l’ha fatto, pur senza toccare momenti bui che oggettivamente hanno inficiato la sua immagine e giocando anche col titolo del libro: perché nelle dediche l’ordine non è casuale. Accanto agli stronzi, c’è Maria De Filippi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER