Il libro nero del mondo

Il libro nero del mondo
Gabriele Lazzari è giovane regista alle prese con il suo primo film: dopo un lungo tirocinio in produzioni televisive, finalmente ha l'occasione di fare il salto di qualità. È un lungometraggio impegnativo: si tratta di raccontare la storia di un moderno cannibale e della sua vittima consenziente e Gabriele vuole evitare ogni scorciatoia semplificante che renderebbe la sua opera banale. Ossessionato dalle immagini e dalle sfumature, il regista è un uomo talmente abituato ad analizzare la realtà e ad accettarla per quello che è da toccare l'estremo opposto della razionalità, tanto da constatare con naturalezza la presenza di un fantasma nel giardino di casa sua: una bambina che percorre incessantemente un percorso quadrato, ogni giorno lo stesso. Anche il suo amore per la moglie è un incastro di epifanie geometriche: quello che lo unisce a Nicole è una stabilità fragile eppure perfetta, un rapporto che manifesta la sua profondità in una carnalità essenziale. A sottrarre Gabriele al suo equilibrio arriva l'inatteso quando il protagonista del suo film scompare: per ritrovarlo cade nella trappola del rapitore, un serial killer convinto di essere chiamato dall'alto ad eliminare il male dal mondo, uccidendo le persone malvagie. Ma perché la sua missione abbia un senso c'è bisogno di un cronista, un narratore imparziale che racconti questa storia e Gabriele viene scelto per l'arduo compito. Il regista precipita così in un mondo di lucida follia, per uscire dalla quale c'è solo una strada: abbandonare la distanza siderale che lo separa dagli altri e lo rende impermeabile alle emozioni e lasciarsi andare all'irrazionale... 
Il romanzo di Gabriele Dadati somiglia a una spirale, che si attorciglia su se stessa per tornare al punto di partenza, un viaggio che si sottrae alla linearità, pervaso da un oscuro senso del sacro: c'è l'angelo vendicatore, c'è il fantasma della bambina che sembra sciogliere al suo passaggio lo scorrimento del tempo, c'è Maria, la figlia del rapitore, figura misteriosa di cui si arriva persino a dubitare l'esistenza. Dadati conquista il lettore con un scandaglio penetrante dell'animo umano – i rapporti di potere nel lavoro, i vincoli inspiegabili della famiglia, il retrobottega delle dinamiche sentimentali – e poi lo spiazza saltando dalla terza alla prima persona, dove a prendere la parola non è il Gabriele protagonista del libro ma il Gabriele scrittore del libro che stiamo leggendo. La divisione del romanzo in Purgatorio, Inferno e Paradiso appare così come una discesa nella coscienza, che la frantuma e la ricompone, e lascia addosso un'inquietante sensazione di incompiutezza.

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