Il linguaggio del gioco

Il linguaggio del gioco

Candelario non ne può più di sentire il padre Valente che racconta dei suoi viaggi clandestini in Gringolandia. Tutto quel rischio, per cosa? Per aprire una pizzeria? Almeno portasse soldi a palate, almeno servisse a cambiar vita. Martina, la sorella, è più possibilista, meno insofferente. Eppure anche lei, a un certo punto, finisce nel giro: agghindata da puttana (così la apostrofa irritata la madre Yolanda) cerca il suo riscatto sulla via della seduzione. Ma fa rima con perdizione, e in un battibaleno Martina sparisce di casa, tra le braccia di un malavitoso locale. Non che Candelario prenda una strada tanto diversa: anche lui sparisce silente, affiliandosi ai nuovi spacciatori locali. Erba, coca, qui sì che si fanno i soldoni. E se per conservarli serve sparare e taglieggiare beh, è il prezzo del successo. Insieme alla solitudine. Per Martina il prezzo è ben più alto e così per Valente e Yolanda, in equilibrio instabile tra gangster e tragedie familiari…

Che penna, che pagine. Tambureggianti come un’opera futurista, soffocanti come una storia di mafia. Qui si ripercorre l’ascesa di alcuni cartelli messicani della droga: un traffico enorme che attira ben presto molti pretendenti al comando. E allora via ai regolamenti di conti, alle sparatorie facili, al sangue sulle strade. Sullo sfondo, imponenti ed evocativi, i fuoristrada BMW, simboli di una ricchezza corrotta e violenta. Ma non è nella trama la potenza di questo romanzo. La lingua è rotta come una raffica di mitra, frasi spezzate si rincorrono, impossibile trovare il punto dove fare una pausa nella lettura. Così frammentato, quasi un respiro affannoso, è ogni dialogo, ogni pensiero dei personaggi che, come foglie in una tempesta di sabbia, sono trascinati nell’abisso che li perde. Una storia violenta ma con un ritmo talmente veloce da non darci nemmeno il tempo di provare pietà. Solo sbigottimento, lo stesso di Yolanda, lo stesso di Valente, in una perfetta coincidenza di percepito tra personaggi e lettore.

 

 

 

 
 
 
 

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