Il linguaggio segreto dei corpi

Il linguaggio segreto dei corpi
"La pallida morte batte con piede imparziale alla porta dei tuguri dei poveri e ai palazzi dei re". Una nota antropologa forense racconta come è nata la sua passione per il suo lavoro, quasi del tutto ignorato dal pubblico e dai media, come si è fatta largo in un ambiente difficile e quali sono stati i casi più famosi e controversi tra quelli da lei affrontati. Così si susseguono indagini sui cadaveri di vittime di serial killer, ma anche sulla strage di Waco, su Oklahoma City, sull'11 settembre...
Antropologi forensi, chi sono costoro? Gli americani li chiamano bone detectives, i lettori (almeno quelli interessati a queste tematiche) hanno imparato a conoscerli grazie ai best-seller di Patricia Cornwell e Kathy Reichs, ma si tende troppo spesso a confondere il loro ruolo con quello dei medici legali o dei patologi. "Gli antropologi forensi intervengono quando i cadaveri sono troppo degradati perché si possa effettuare una tradizionale autopsia", spiega alla rivista “Newton” Francesco Introna, associato di Medicina legale all'Università di Bari. "È un lavoro così diverso, che negli Stati Uniti quella degli antropologi è una categoria a sé, con una sua associazione. Mentre in Italia è un settore della Medicina legale", precisa Cristina Cattaneo del Laboratorio di Antropologia forense dell'Università di Milano. Frammenti di ossa, resti carbonizzati, cadaveri rimasti anni sott’acqua: ecco quindi i fedeli compagni di Emily Craig, celebre antropologa forense americana che ne Il linguaggio segreto dei corpi racconta la sua storia professionale. Una serie di indagini svolte nel Kentucky nell’ambito di casi di omicidio, ma anche e soprattutto le tre più grandi tragedie della storia recente Usa: il massacro di Waco, l’attentato di Oklahoma City del 1995 e il crollo delle Twin Towers. In tutti e tre i casi la Craig ci regala uno sguardo ‘dietro le quinte’ prezioso e affascinante, indipendentemente dallo specifico storico. Nel caso di Waco è proprio lei ad esaminare il cranio di David Koresh per stabilirne la causa della morte, mentre il capitolo sulla bomba di Oklahoma City – probabilmente il migliore del libro – è tutto incentrato sulla battaglia legale su una gamba trovata vicino al cratere dell’esplosione: se la gamba fosse risultata di un maschio bianco infatti la difesa avrebbe potuto attribuire al padrone della gamba la responsabilità dell’attentato, mentre la nostra brillante antropologa forense dimostrando che si trattava della gamba di una soldatessa di colore contribuì ad inchiodare Timothy McVeigh e Terry Nichols, gli imputati, alle loro responsabilità. Un discorso a parte merita l’11 settembre, con decine di antropologi forensi arrivati da tutti gli Stati Uniti a New York, rinchiusi in un gigantesco tendone militare a Manhattan e costretti con turni di 12 ore a frugare in sacchi di plastica nera per cercare di ricomporre ossa, pezzi di carne, denti, al fine di identificare le vittime dell’attacco alle Twin Towers: una visione da incubo che l’autrice in parte stempera (o peggiora, a seconda dei punti di vista) spiegando la pratica quotidiana dei professionisti dell’oltretomba, tra spazzole, saponi, pentole e altri trucchi del mestiere.

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