Il lupo rosso

Il lupo rosso
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Pericolo e Annika Bengzton sono praticamente sinonimi. La giornalista d’inchiesta svedese agguerrita e un po’ sfortunata ‒ l’ultima volta si è trovata ostaggio di una psicopatica serial killer detta La Bombarola ‒ ha fatto qualche mese di “ferie” per riprendersi ed è tornata al lavoro. Ha rifiutato una posizione prestigiosa ma in compenso ha preteso e ottenuto di scegliere gli argomenti di cui ha voglia di scrivere. Da un po’ sta lavorando ad una storia vecchia ma mai chiarita, un attacco terroristico alla base aerea F21 di Luleà, cittadina vicina al Circolo Polare Artico, uno fra i tanti attentati di cui si è scritto e capito poco, che ha ancora tanti punti oscuri. Se ne occupa anche un giornalista del posto, Benny Ekland, con cui la donna ha appuntamento per confrontare i dati e le notizie raccolte. Quando Annika arriva nella cittadina, scopre che il collega è morto la sera prima in un tragico incidente. Anche se ovviamente addolorata, non si scoraggia e mentre cerca di recuperare dai colleghi le informazioni raccolte da Ekland, scopre qualcosa di inaspettato. C’è un testimone oculare che non ha parlato con la polizia, che le confessa che non c’è stato nessun incidente: in realtà Benny Ekland è stato brutalmente assassinato. A questo punto è evidente che l’inchiesta è molto più dura e pericolosa di quanto si immaginasse all’inizio e quando anche il testimone viene ucciso, diventa chiaro che qualcuno non vuole che la verità si sappia. A qualsiasi costo…

Un romanzo sui generis, non esattamente classificabile come un thriller perché l’autrice si concentra moltissimo sulla parte “storica”. Parte tutto dal 1963, anno in cui ci fu la rottura fra il PCUS – Partito Comunista dell’Unione Sovietica – e il Partito Comunista Cinese, rottura che influenzò tutte le organizzazioni comuniste del mondo, compreso il Partito comunista svedese. Come gran parte dei Paesi europei, anche la Svezia ebbe i suoi problemi di terrorismo “rosso”. Purtroppo l’interessante disamina dei fatti e del periodo storico prende un po’ troppo il sopravvento sulla storia gialla vera e propria. Grande spazio, forse troppo, anche alla storia del matrimonio della giornalista, con le sue insicurezze. Il rapporto a dir poco altalenante con Thomas – che per inciso la tradisce – ad un certo punto fa venir voglia di spedirli in blocco da un bravo terapeuta, accompagnati dall’amica Anne, perché se è vero come è vero che nei romanzi seriali ci si appassiona alle vicende personali, è anche vero che quando la paranoia supera un certo limite, qualche lettore potrebbe anche stufarsi. Il lupo rosso però rimane un buon romanzo, interessante soprattutto per chi ama approfondire temi su cui solitamente si rimane in superficie, conoscere la storia anche di altri Paesi: onestamente chi può dire di aver sempre saputo che anche in Svezia ci fosse stata una stagione del terrorismo?



 

 

 

 
 
 
 

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