Il Maestro e Margherita

Il Maestro e Margherita
Mosca, anni Trenta. Due letterati, il presidente del Massolit Michail Berlioz e il poeta Ivan Ponyrev, stanno discutendo sulla figura di Gesù quando uno strano personaggio s’intromette nella loro conversazione, affermando con sicurezza l’esistenza di Dio e di aver conosciuto Ponzio Pilato, tanto che racconta loro l’incontro tra il quinto procuratore di Giudea e il profeta Ha-Nozri, ovvero Cristo, oltretutto in una versione diversa da quella del Vangelo. Quello che ai loro occhi appare come uno straniero fuori di testa si presenta come professore di Magia nera e annuncia a Berlioz che morirà presto e sarà una donna a tagliarli la testa. Quando pochi minuti dopo la profezia si avvera Ivan si lancia all’inseguimento del sedicente mago, che viene raggiunto per strada da un altro ceffo con uno strano pince-nez e da un gatto parlante. Ben presto scopriamo che il maestro di Magia nera Woland altri non è che Satana in persona, che si è stabilito con la sua corte a Mosca per tenere il suo grande ballo annuale. Il suo arrivo nell’Unione Sovietica crea non poco scompiglio nella ordinata e asfissiante società staliniana: Woland e la sua banda si piazzano con un inganno nell’appartamento di Berlioz e costringono il suo coinquilino Lichodeev – direttore del Teatro di varietà – a scritturarli per uno spettacolo, prima di spedirlo con un sortilegio a Jalta. Lo show di magia di Satana metterà a nudo l’avidità dei moscoviti che si scanneranno per un vestito nuovo e per dei soldi stregati, che dopo qualche giorno scompariranno nel niente. Intanto il poeta Ivan è stato rinchiuso in un manicomio dopo aver raccontato del suo incontro con Woland: qui incontra il Maestro, finito nella casa di cura in seguito al rifiuto e alla stroncatura da parte della comunità letteraria del suo primo romanzo, un’opera incentrata su Ponzio Pilato e sul processo a Cristo. Al Maestro, che ormai ha rinunciato alle ambizioni del mondo, manca solo il suo amore, Margherita, con cui ha condiviso un piccolo appartamento durante la stesura del suo romanzo, nel periodo che è stato per entrambi il più bello della loro vita. Anche Margherita si strugge per il suo amante perduto, di cui non conosce la sorte e che ha invano cercato per Mosca. Così quando le appare Azazello – uno degli spiriti della corte di Woland – e le chiede di essere la regina del grande ballo di Satana lei accetta e pone come unica ricompensa per i suoi servigi poter riabbracciare il Maestro...
Michail Bulgakov lavorò a Il Maestro e Margherita per buona parte della sua vita ma a causa della censura il romanzo vide la luce solo 26 anni dopo la morte del suo autore, nel 1966: è un’opera complessa e immaginifica, con più piani di lettura, dove la satira e il grottesco si mescolano all’elemento metafisico e lirico. La vicenda della calata del Diavolo su Mosca si intreccia ai capitoli del romanzo scritto dal Maestro, che ci portano nella Gerusalemme di Cristo, dove attraverso gli occhi di Pilato e del discepolo di Gesù Levi Matteo seguiamo il processo e la crocifissione di Cristo, in una realtà che si mostra opportunista e empia esattamente come quella dell’Unione Sovietica, governata dai bassi istinti dell’uomo. Bulgakov tratteggia una feroce satira dello stalinismo e della sua società che ci appare più piccolo borghese che mai, con i tranelli della burocrazia e i meschini giochi di potere, con l’egoismo e la brama di denaro, mascherati da buoni sentimenti. I peggiori sono proprio gli scrittori – i membri dell’associazione Massolit – mediocri scribacchini che invece di aspirare all’arte si attaccano ai loro privilegi e gozzovigliano, curandosi bene di estromettere dalla loro elite chi non si piega alle rigide regole dalla censura di stato. Ma c’è molto di più in quest’opera: il potere dell’amore e della redenzione, la forza dell’elemento femminile simboleggiato da Margherita, che diventa strega per salvare il suo Maestro e ritrova così la sua vera se stessa, libera dalle catene delle convenzioni sociali. Il soprannaturale incarnato in Woland e nei suoi demoni supera la sterile dicotomia bene-male: Satana non è poi così maligno anzi sembra perseguire una certa giustizia nel farsi gioco e punire le malvagità degli uomini, che ricevono solo quello che hanno seminato, proprio come nel “Faust” di Goethe, che non a caso è citato in apertura del romanzo.

 

 

 

 
 
 
 
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