Il mago della fiera

Mentre il marito dorme, una donna di mezz’età scivola tra i corridoi di un albergo per raggiungere la camera di Elvis: non quello vero, ma comunque il più vero che abbia mai avuto accanto. Lo ha conosciuto poche ore prima quando volteggiando tra i tavoli a bordo piscina l’ha abbracciata cantando Love me tender… Negli ultimi tre anni i principali interlocutori di Olivier sono gli sconosciuti incontrati al bar: li avvicina lui ponendo all’improvviso una domanda strana (Perché la loro cravatta ha un nodo così stretto? Cosa vorrebbero essere nelle vite future?). In una vita precedente passeggiava con la moglie lungo il fiume, adesso le passeggiate serali sono un rito senza scopo e la moglie lo ha lasciato dopo uno strano sogno... Una donna è sposata a un uomo che, qualunque cosa accada, non può rinunciare al proprio asciugamano. Nonostante gli innumerevoli modi di contatto tra il suo corpo e quello della moglie, baci, abbracci, carezze, non riesce a rinunciare a quel segno di separazione. E quando l’uomo finisce in ospedale l’unico asciugamano appeso in bagno diventa il sintomo tangibile della sua assenza...
Per scrivere una recensione su Il mago della fiera si deve partite dal presupposto che non è facile motivare il perché i racconti della Jengold siano in effetti dei bei racconti. Questo perché ci troviamo davanti a trame appena abbozzate, in cui le azioni sembrano essere quasi secondarie rispetto a quello che si vuole veramente dire. Dunque non ci si può aggrappare a intrecci elaborati o a colpi di scena dietro l’angolo, non c’è nessun trucco per distrarre il lettore: i personaggi spesso non hanno neanche un nome e la scrittura è essenziale, dipinge miniature più che paesaggi e dà suggestioni più che informazioni. La bellezza delle storie della Jengold sta nel riuscire a mettere a fuoco brevi momenti, spesso fugaci, di persone a metà della loro vita. E questa è forse la cosa più interessante: è facile trovare racconti sull’adolescenza, sulla scoperta dell’età adulta, ma non è altrettanto comune (eppure non meno interessante) leggere qualcosa sui cambiamenti e sulle ansie che attraversano i quaranta e cinquant’anni. Sono racconti che parlano di piccole fragilità, di come fare i conti con il bilancio della propria vita e di come sia (ancora e sempre) possibile un cambiamento. Sono storie insomma di seconde adolescenze. Con Il mago della fiera la scrittrice serba ha vinto nel 2011 l’European Union Prize for Literature. Noi lo consigliamo assolutamente.

 

 

 

 
 
 
 
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