Il male accanto

Il male accanto

1974. Le persone, a Buguggiate, rione Sardegna, si possono dividere in due categorie: i balóss e i ciula. I primi sono gli astuti, i secondi i fessi. Pietro Albrandi, detto il Regiù, con i suoi amici il Pera ed il Ross, fa parte dei primi. Da dove vengano il termine balóss oppure il cognome Albrandi, non si sa di preciso, ma il Don, autorità del paese con il dutur, il sindaco ed il messo comunale, fa ricerche per Pietro, ragazzo sveglio e curioso. Il significato di Regiù è, invece, presto detto: in dialetto significa “capo della casa, quello che governa” perché Pietro, al pari del suo fratello Bendetto - che però non è mica tanto a posto - si occupa delle funzioni religiose ed aiuta il Don nelle sue attività, approfittandone per farsi delle belle chiacchierate sul senso della vita e su quanto accade in paese. Il Pera, anche lui non molto a posto ma più folle che svitato, deve il suo soprannome al fisico tozzo che lo contraddistingue, mentre il Ross, appassionato di sport e con il sogno di diventare o pilota o cronista sportivo, viene così appellato per il colore dei suoi capelli. Proprio a Buguggiate, parecchi anni prima, nel 1954, si era trasferito il padre di Zeta, primo esponente della ’ndrangheta ad insidiarsi nella provincia di Varese. Zeta ora collabora con la giustizia e i suoi racconti sulla vita criminale partono proprio da quel piccolo paese lombardo...


Il romanzo di Massimiliano Comparin si compone di due linee narrative che si alternano ordinatamente per tutto il testo: da una parte, una storia di provincia e di formazione, l’evolversi di una amicizia fra tre ragazzi che seguiamo dalla loro adolescenza fino alla maturità. Dall’altra le dichiarazioni di un testimone di giustizia, Zeta, rilasciate nei primi anni ’90. Due linee che se inizialmente partono parallele e sembrano quindi non doversi mai incontrare, mano a mano che si prosegue nella lettura si avvicinano sempre più pericolosamente fino ad intrecciarsi e scontrarsi più e più volte. Perché anche nella piccola provincia lombarda, descritta a partire dagli anni ’70 e che pertanto ci viene dipinta nelle primissime pagine semplice e candida, con un tono nostalgico, il male - dalla mafia alla droga alla ricerca di soldi, potere e successo - comincia ad insidiarsi e a dilagare a macchia d’olio contaminando ogni cosa, rendendola tossica. Funziona bene, quindi, questa sorta di doppia lettura, così come l’utilizzo costante ed abbastanza presente delle espressioni dialettali, davvero piacevoli, ed anche si apprezza l’uso e la scelta dei due font per le diverse parti del testo. Una buona prova, tanto più che chiaro e forte è il messaggio che ne viene dalla lettura: il potere e la potenza di scegliere il bene, sempre.



 

 

 

 
 
 
 

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