Il male degli ardenti

Il male degli ardenti
Venezia, 1697. Giacomo Crivelli è un attore comico quarantenne, di ritorno nella città sul mare dopo un ventennio passato a girovagare in lungo e in largo l’Europa. Chiusa per volere del Re la compagnia di teatranti italiani a Parigi che lo aveva ingaggiato, Giacomo decide di partire per un viaggio introspettivo, di riflessione e scrittura, fino ad arrivare alla remota isola di Saint-Honorat, dove tenta di condurre una vita di clausura e purificazione ospite dei frati, che soli abitano l’isola. Lì, viene raggiunto dall’anziano amico Aristotele Cereri giusto in tempo per evitare che l’ego di Giacomo, in astinenza da rapporti umani, si nebulizzi e lo faccia impazzire. L’occasione è davvero allettante: ricevere l’incarico di capocomico per una compagnia teatrale veneziana. Ma, arrivati a Marsiglia i due vengono turlupinati e derubati da Diana, una ragazza affascinante che, approfittando dell’astinenza prolungata di Giacomo, lo seduce per poi abbandonarlo in braghe di tela senza nemmeno i soldi per pagare la locanda. Ma il destino vuole che Diana incontri nuovamente i due uomini sulla strada per Genova, vittime entrambi dell’assalto degli stessi briganti. Saputo che la ragazza è una cantante, partono insieme verso Venezia, dove Giacomo avrà un’amara sorpresa. Il patrizio che lo avrebbe ingaggiato viene scoperto, proprio dal comico, assassinato da un’attrice avvenente, morta anch’essa durante la colluttazione. L’omicidio di un patrizio ad opera di un’artista non sembra essere il primo caso accaduto nella città, che deve anche far fronte al dilagare di una malattia fino ad allora quasi sconosciuta: il Fuoco di Sant’Antonio, chiamato anche fuoco sacro o male degli ardenti. Giacomo viene obbligato a indagare sui delitti dal capo delle guardie, che altrimenti lo userà come capro espiatorio. La faccenda sembra davvero irrisolvibile, anche perché la malattia e i delitti sembrano richiamare una fonte comune, ma irraggiungibile e, se raggiungibile, innominabile…
Giacomo Crivelli non è un personaggio conosciuto ai lettori di Andrea Ballarini. Già invischiato vent’anni prima in un’avventura perorata proprio dall’amico Aristotele e raccolta nel libro Il trionfo dell’asino, lo ritroviamo appunto di ritorno nell’affascinante città sull’acqua, che per sei mesi all’anno festeggia il Carnevale infischiandosene del decadimento economico che la circonda e la minaccia. Giacomo, rivolgendosi a un ipotetico e colto lettore, narra ora le vicende di cui è stato testimone e protagonista, evidentemente incalzato a farlo dallo stesso editore che anni prima lo spinse a scrivere il precedente libro di memorie. Ma se nel primo racconto c’era forse troppo da seguire, così tanto che il lettore ne usciva disorientato, ne Il male degli ardenti le dosi - proprio come una sapiente e studiata medicina - sembrano aver trovato il giusto equilibrio e la storia raggiunto il corretto numero di distillazioni. Il risultato è un racconto comico divertente, un thriller sempre accattivante, con colpi di scena e trovate quasi mai scontate. Non ci si stanca durante questa rappresentazione, gli spalti applaudono alla chiusura del sipario e tutti escono felici e contenti, lieti di aver assistito a una commedia brillante, senza fronzoli e orpelli inutili.

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