Il manoscritto

Il manoscritto
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Un mucchio di fogli in formato A4 abbandonati in fondo a uno scatolone. Questo è il lascito di Caleb Traskman, autore di bestseller morto suicida prima di portare a compimento la sua diciassettesima fatica letteraria. È di fronte a quel mattone di fogli densi di inchiostro e sudore che si trova suo figlio, erede dello scrittore e autore anch’egli di due thriller senza troppe pretese. Può esistere un manoscritto di Traskman monco e senza colpo di scena che risolva il finale? Editor e casa editrice pensano di no, e chi meglio di J.L. Traskman per portarlo a compimento e scrivere la parola “Fine” come suo padre, il grande maestro del thriller, avrebbe voluto? Venti freddi spazzano le spiagge bagnate dal Mare del nord, è una gelida mattina del 2014 come ce ne sono tante qui sulla Costa d’Opale a Berck-sur-Mer, ma la diciassettenne Sarah esce comunque a fare i suoi giri di corsa. In quelle lande semidisabitate d’inverno e tranquille in estate sua madre Léane riesce a trovare quella pace e quella solitudine consolatrice che le manca a Parigi. I suoi hanno comprato una grande villa in stile normanno i cui muri trasudano storia e incuria, è lì che sta per tornare, è lì che due mani all’improvviso la ghermiscono e il buio in un sol boccone la ingoia. Dov’è Sarah?

Metaletteratura, romanzo nel romanzo, qualche eco pirandelliana che risuona in sottofondo e muta in lingua francese: già a partire dalle prime pagine è chiaro il gioco di specchi inscenato da Franck Thilliez, che sceglie l’espediente del manoscritto ritrovato e un protagonista scrittore che più di qualcosa ha in comune con lui. In questo gioco à la recherche (per dirla con Proust) di un finale da scrivere, alla fine quasi perdiamo di vista il vero autore de Il manoscritto: chi è costui, Caleb Traskman, il figlio o lo stesso Thilliez? Come non bastasse la narrazione corre su due binari prima distinti: quello di Léane, anch’essa scrittrice e madre della scomparsa Sarah e quella del giovane Quentin, che ruba un’auto e si schianta, rivelando una macabra scoperta nel bagagliaio, un cadavere senza volto. Il rompicapo letterario si rivela divertente quanto raccapricciante è la storia di fondo, e oltre ad avere il merito di non annoiare mai chi lo legge, sa essere ingegnoso (del resto Thilliez è un ingegnere prestato alle lettere) e propone una scrittura ben calibrata, degna della fama già consolidata dello scrittore francese.

LEGGI L’INTERVISTA A FRANCK THILLIEZ



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER