Il manoscritto ritrovato ad Accra

Il manoscritto ritrovato ad Accra

È il 14 luglio 1099. Per gli ebrei è il 4859, per i musulmani sta per concludersi l’anno 492. Nello stesso posto in cui il prefetto romano Ponzio Pilato consegnò Gesù alla folla dando inizio così al percorso che lo condusse verso la crocifissione, donne e uomini stanno incontrando un personaggio greco conosciuto da quelle parti come il Copto. Crede unicamente nel presente e non gli interessa se ognuno conta gli anni a modo suo, né tantomeno sono importanti per lui le varie religioni. Ma ha una risposta per tutto e anzi sollecita la folla che lo circonda e che sta aspettando, non senza timori, l’assalto dei nemici, a notare gli insegnamenti che provengono dalla vita di tutti i giorni, perché da ogni esperienza si può imparare qualcosa. Le truppe francesi, crociati che combattono in nome del Papa, sono alle porte e i comandanti militari hanno preso coscienza che sono di gran lunga superiori numericamente e di certo meglio equipaggiati di chi si trova all’interno delle mura. A ognuno viene data, così, la possibilità di scegliere: scappare via, abbandonando la città o rimanere e combattere, pur sapendo che non sarà facile (anzi, forse è proprio impossibile) sopravvivere. Il Copto, quindi, si trova a "governare" queste ore di attesa, parlando a una folla smarrita, sostenendo che “nessuno può sapere davvero ciò che ci riserva il domani”, ma al tempo stesso che qualcuno trascriverà le sue riflessioni per tramandarle al futuro, diffondendole nei quattro angoli del mondo...

Molti gli spunti su cui riflettere in questo ennesimo libro di Paulo Coelho che evidenzia la positività e come imparare dalle proprie esperienze, ma che, per certi aspetti, “sconvolge anche i piani”, il risaputo, le affermazioni con cui ci hanno cresciuti. Si sostiene, ad esempio, che bisogna essere orgogliosi delle proprie cicatrici, “medaglie che marchiano le carni” e al tempo stesso “spaventano gli avversari”, più eloquenti della lama di quella stessa spada che le ha provocate. Che altro si può aggiungere se non guardare alle proprie e provare ad esserne fieri? Si dice anche, a proposito della solitudine, che in questi tempi moderni rappresenta spesso e volentieri la causa di isolamento e di scelte terribili, che non deve essere vista come assenza dell’Amore, ma come un suo completamento, perché momento nel quale si impara a conoscere se stessi e quello che vogliamo. Al tempo stesso dobbiamo cominciare ad apprezzare le difficoltà che sono uno strumento antichissimo creato per aiutarci a vedere più chiaramente. Rompendo poi tutti gli schemi, c’è la dichiarazione che non è vero che la bellezza esteriore non sia importante. E pensare che ci avevano insegnato che ciò che conta è l’essere, non l’apparire... Ma poi una via di uscita si trova, perché si parla di occhi specchio dell’anima e dotati di capacità di brillare. Insomma, un po’ di filosofia New Age, un po’ di legge di attrazione, ma non è questo che conta. Ciò che è più importante è lo stimolo alla riflessione su eventi, sentimenti, aspetti del nostro vivere. Anche perché non fa mai male.



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