Il marchio di Giuda

Il marchio di Giuda
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1295. Dopo aver prestato servizio per diciassette anni alla corte di Kublai Khan, Marco Polo fa ritorno a Venezia. Per tornare in patria l’imperatore gli ha fornito quattordici navi e seicento uomini, ma quando Marco entra finalmente in porto dopo due anni di viaggio restano solo due navi e diciotto uomini. Quale è stato il destino della flotta? Nel resoconto dei viaggi in Oriente, Il Milione, un libro talmente importante  che anche Cristoforo Colombo portò con sé nella sua traversata verso il Nuovo Mondo, Marco Polo non spiega che fine abbiano fatto i suoi compagni di viaggio. Non racconta ciò che è successo nell’isola di Sumatra e non fa menzione del giuramento fatto al padre: custodire per sempre un orribile segreto… Oggi. In una piccola isola dell’arcipelago indonesiano, l’Isola di Natale, si è diffusa un’epidemia che trasforma degli innocui batteri in virus letali. Per questo una nave da crociera, la Mistress of Sea, è stata requisita dall’Organizzazione Mondiale Sanità per isolare gli uomini e le donne contagiati. Ad indagare sull’accaduto ci sono Monk Kokkalis e Lisa Cummings, agenti della Sigma Force. La nave viene dirottata da alcuni pirati che concentrano la propria attenzione sugli scienziati e i contagiati. Nel frattempo a casa di Grayson Pierce, comandante della Sigma Force, irrompe una donna. È Seichan, un membro della Gilda, un’organizzazione terroristica, la stessa che ha mandato i propri agenti a bordo della nave infetta. Seichan ha con sé un oggetto: un obelisco di pietra che contiene i simboli di una scrittura antecedente ai geroglifici: la scrittura angelica. Un codice che potrebbe svelare il mistero sul viaggio di ritorno di Marco Polo…

Terzo capitolo della saga della Sigma Force, Il marchio di Giuda propone i soliti ingredienti per un action-thriller d’avventura degno di questo nome: puntuali riferimenti storici, ritmo serrato, ambientazioni senza confini in cui teatro dell’azione diventa l’intero globo, eterna lotta tra bene il male. Ingredienti che James Rollins, veterinario che ad un certo punto della sua vita è  stato colpito dal sacro fuoco della scrittura, dimostra, come sempre, di saper  utilizzare talmente bene che il Publishers Weekly ha definito le sue opere il giusto equilibrio tra il meglio di Clive Cussler, Robert Ludlum e Wilbur Smith, aggiungendo che “ se a Cussler si dovesse assegnare la medaglia d'oro nella narrativa, a Rollins bisognerebbe dare quella d'argento”. Con Il marchio di Giuda Rollins affronta le vicende del viaggio di ritorno di Marco Polo e le ombre che avvolgono le sorti dell’esploratore veneziano: è infatti vero che Polo tornò con solo due navi e diciotto uomini, ed è vero che la sua salma è andata dispersa. Attorno a queste vicende Rollins costruisce l’impalcatura del suo romanzo, conducendo il lettore in luoghi esotici e inesplorati, visti attraverso gli occhi di personaggi molto ben delineati, sui quali l’autore si sofferma molto nel descriverne gli stati d’animo, la rabbia, la paura, la crudeltà, in un gioco delle parti che si protrae sino alle ultime pagine. L’intero romanzo si muove su tre piani narrativi paralleli che al contempo si dirigono nella stessa direzione, accomunati dallo stesso filo logico, in un mosaico che solo alla fine troverà la sua giusta composizione. E solo allora il lettore potrà respirare.



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