Il marito paziente

Il marito paziente

“Tonnerre de Dieu!” è un’esclamazione che si porta appresso ormai da decenni, retaggio di un’antica amicizia. Letteralmente significa “tuono di Dio”, ed è anche il titolo originale di un vecchio film che in Italia è diventato Matrimonio alla francese. Ma per Giovanni significa soltanto che il suo matrimonio, invece, dopo anni, è andato a gambe all’aria. È ciò che dice sbigottito infatti quando scopre quasi casualmente, grazie a messaggi ed e-mail, il tradimento della moglie, che quasi innocentemente, con trascuratezza, gliene lascia la possibilità su un piatto d’argento. E a quel punto comincia a riconsiderare tutto il passato, a partire dal 1973, quando incontra per la prima volta la sua sirena di nome Serena, giovane, pantaloni rossi, sta a tavola come uno scaricatore di Marsiglia ma è bellissima. È una studentessa, lui è uno snob trentottenne assistente universitario di storia della filosofia antica di ricchissima famiglia che va in ateneo in 2CV ma potrebbe tranquillamente farlo in Porsche: comincia la frequentazione, ma poi lei si trasferisce a Genova, lui a Londra, lui torna in Italia però lei nel frattempo si sposa. Eppure un giorno lo raggiunge in riviera, e…

Arrigo Lampugnani Nigri, assiduo militante culturale di lunghissimo corso, allievo di Sereni e Paci, amico di Giovanni Raboni (che conosce sui banchi di scuola), dottore in filosofia con una tesi sui manoscritti economici e filosofici di Karl Marx, editore e narratore di chiara fama, dà alle stampe un volume solo in apparenza agile e semplice: in realtà è certo godibilissimo, elegante, ironico, intenso, lieve ma non superficiale né banale o retorico, ma altrettanto complesso, variegato, denso, profondo, pluristratificato, articolato. Perché con stile classico e dunque sempre adeguato racconta un tema complicato, benché molto comune: quello del tradimento, che si palesa d’un tratto all’interno di una coppia la cui vita è sempre parsa scorrere in modo canonico, anche troppo. Attraverso un percorso diacronico lungo quarant’anni la prosa di Nigri si dipana infatti allo stesso modo di un’esegesi scientifica di un fenomeno: ricostruendo il percorso che ha condotto i credibili personaggi fino a quel punto si indagano i sintomi del malessere. Ma, giustamente, non si danno risposte definitive, perché ognuno è artefice della sua sorte.



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