Il matrimonio degli opposti

Il matrimonio degli opposti
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Il caldo bruciante delle isole caraibiche avvolge da sempre le notti di Rachel Pomié. Insieme a sciami di zanzare voraci e neri pipistrelli che si alzano in volo a dar loro la caccia è una delle costanti della sua vita a St Thomas. Lì, in quella minuscola isola deposta sull’oceano da infinite sfumature di azzurro, vive la sua famiglia: l’adorato padre Moses ‒ giunto a fine Settecento insieme ai primi ebrei resi liberi di professare il culto dal re di Danimarca ‒ e la sua meno adorabile madre Sara, intrappolata nell’amarezza e nel rimpianto, incapace di amare Rachel come fa invece con quel suo cuginetto cresciuto con loro, Aaron. E mentre lei cresce affascinata dalle fiabe di Perrault sognando la lontana Parigi, gli anni trascorrono svelti e arriva il momento di prendere marito. Apparterrà alla comunità ebraica naturalmente, non è permesso che sia altrimenti e non è permesso a lei di avere voce in capitolo. Così Isaac Petit, vedovo con tre figli e trent’anni in più vissuti sulla terra, entra nella sua vita ma non nel suo cuore, poiché lì rimane il vuoto, uno spazio che solo colui che un giorno arriva da Parigi è destinato a occupare…

Prima che Impression soleil levant destasse scandalo al Salon des Refusés parigino, prima ancora che Monet scoprisse che le ombre non sono nere ma colorate e ci regalasse le sue ninfee sfumate d’argento e ocra, uno dei padri di quello stesso movimento artistico che ironicamente fu apostrofato “Impressionisme”, Camille Pissarro, era venuto al mondo nella lontana isola di St Thomas. Ultimo figlio di Rachel Pomié e del suo amore tormentato per Frédéric Pizzarro. Come un’abile ricamatrice abituata ad ascoltare e poi reinventare storie immortali, Alice Hoffman intreccia i destini e le anime di più generazioni e di mondi lontani, raccontando di sogni. Alcuni infranti, altri realizzati. Di amori proibiti e amori mai sbocciati, mescolando verità e fantasia con rum e melassa. La travagliata esistenza di Rachel diventa specchio di un’epoca contraddittoria, immersa nei pregiudizi nei confronti della fede ebraica e verso le donne: ”(…) ci chiamavano creoli, europei che non erano mai stati in Europa, ebrei che non avevano mai smesso di sfuggire alle persecuzioni finché non erano arrivati sull’isola. Eppure continuavamo a cucinare alla maniera francese”. Dalla scrittrice newyorchese già autrice di bestseller tra i quali Il museo di cose straordinarie un altro ritratto femminile intenso e fiabesco, sulla scia del suo romanzo forse più conosciuto, I Dovekeepers. Si è rapiti da una scrittura suggestiva e appassionata, sembra in alcuni frangenti di leggere una fiaba esotica i cui contorni sfumati a pennello trascolorano nel sogno di una eterna estate che nessuno dovrebbe perdersi.

 

 

 

 
 
 
 

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