Il meglio che possa capitare a una brioche

Il meglio che possa capitare a una brioche

Siamo a Barcellona. Pablo Miralles è uno di quei pochi individui che hanno capito tutto dalla vita. Gozzoviglia con gli utili dell'agenzia Miralles & Miralles, gestita dal fratello Sébastian, passatigli sotto forma di vitalizio. Orari regolari manco a parlarne, qualche spinello come intercalare tra un respiro e l'altro, alcol, baldoria denaro permettendo, puttane idem con patate. La sua condotta è piuttosto criticata in famiglia, borghese, ricca, dei quartieri in di Barcellona, ma le sue convincenti rassicurazioni riescono a superare la cruda realtà e gli danno la possibilità di giustificare la sua discutibile condotta. Un giorno però accade qualcosa di strano. The First, il nomignolo con cui Pablo era solito chiamare il fratello, scompare improvvisamente. Inutili i tentativi per capire cosa sia realmente successo. Pablo dunque viene ingaggiato dalla moglie di The First per vederci chiaro. Con denaro contante in tasca e il coupé del fratello, Tusset accenderà il motore della sua invidiabile fantasia. E la domanda: qual è il meglio che possa capitare a una brioche? Da una simile domanda chiave si dipanerà l'indagine di Pablo, tra digressioni filosofiche, sogni erotici e un'irresistibile vena di sano e volgare umorismo...
Un detective ingenuo e un'amica dalle tette sode ci accompagnano alla scoperta di una Barcellona nascosta, popolata da personaggi talmente reali da sembrare inventati. Bello da morir dal ridere. La genialità di Tusset è incredibile per due ragioni: la scelta del titolo e il personaggio Pablo Miralles. Il quale tra le altre cose possiede qualche caratteristica autobiografica: Tusset lavora in Informatica e, guarda caso, Pablo s'improvvisa filosofo della Rete, sfoggiando capacità informatiche fuori dal comune, cosa che a dire il vero non ci si aspetterebbe mai da parte di un disorganizzato alcolista pasticcione. Ma questi sono solo dettagli. Il viaggio che Tusset mette in piedi ha almeno tre intenti, trasformare la città in cui vive e con la chimica delle parole ottenere una Barcellona magnifica; cimentarsi in un romanzo investigativo con un plot non-standard sul piccante andante; raccontare quanto sia bello vivere come Pablo e allo stesso tempo quanto le debolezze di ciascuno possano raccontarsi ed essere raccontate senza togliere lustro a ciò che può essere considerato narrativa. L'eroe di Tusset può essere ognuno di noi, senza moralismi e senza quella fastidiosa e insensata ricerca di approvazione da parte degli altri: un po' Pablo, in fondo, lo siamo tutti quanti. Nel 2003 il libro è stato riadattato per il grande schermo (stesso titolo dell'originale spagnolo, Lo mejor que le puede pasar a un cruasán) dal regista e sceneggiatore Paco Mir.

 

 

 

 
 
 
 
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