Il messaggero dell’alba

Il messaggero dell’alba
Massa Lubrense. Luglio. Non c’è un attimo di pace per Alfredo Filangieri. L’estate precedente, mentre era ospite di sua sorella Maria Teresa sul Lago d’Orta, ha avuto a che fare con uno spietato serial killer. Vacanze rovinate. E ora si è fatto coinvolgere, insieme alla sua compagna Angela, nell’organizzazione di un festival letterario in programma ad agosto. Come se non bastasse, già da giugno ospita Moussa, il domestico egiziano di sua sorella – partita per un viaggio in Cina, e Letizia, la sua adorata nipotina. A breve, inoltre, arriveranno sua nipote Eugenia, madre di Letizia, e Costanza Ravizza, profiler della questura di Novara. A Roma, nel frattempo, due noti scrittori sono stati uccisi a distanza di pochi mesi nelle proprie abitazioni. Stesso modus operandi e stessa scena del delitto: palpebre cucite con fil di ferro; stessa arma, costituita dalla punta acuminata di un cono di cartapesta armato di ferro, il cui esterno riproduce la copertina del libro più famoso della vittima; un pezzetto di corda di canapa nel punto tra arma e, sul pavimento, una scritta fatta col sangue: “Il messaggero dell’alba”. Un serial killer su cui sta indagando La DAC – Direzione Centrale Anticrimine del Ministero dell’Interno, guidata da Enrico Marconi; un assassino che uccide gli scrittori. E Massa Lubrense, a breve, pullulerà di scrittori. Ecco perché Alfredo Filangieri è molto preoccupato…
Terzo romanzo della scrittrice Francesca Battistella, Il messaggero dell’alba è un giallo vecchio stile che si fonda sulla detection e sulle doti intuitive dei protagonisti, e che apre una finestra sui meccanismi che muovono la grande macchina dell’editoria italiana e dell’universo delle “belle lettere”. Un’opera corale, polifonica, in cui nessun personaggio spicca realmente, ma partecipa a suo modo allo scioglimento di un intreccio che, pagina dopo pagina, si fa sempre più enigmatico e avvincente. Quello disegnato dall’autrice è un quadro che assume i toni della vendetta, della frustrazione, delle speranze tradite, dell’inganno di un mondo che vive di luci, ombre e, soprattutto, di zone grigie. Il tutto raccontato attraverso una scrittura  frizzante, empatica, magnetica, che maneggia senza problemi i diversi registri che vanno dal colloquiale, con incursioni dialettali che smorzano la tensione creando un necessario effetto ironico, alla narrazione drammatica e serrata. Una scrittura che non offre punti di riferimento fino alla fine. Solo allora il lettore potrà tirare un sospiro di sollievo. Almeno fino alla prossima avventura di Alfredo Filangieri e della sua combriccola.

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