Il meticcio

Amalia Pinter, giornalista del quotidiano romano “Il Vero Investigatore”, è stata inviata dal suo direttore, su indicazione della società editrice con sede a Montecarlo, a fare un servizio sull’aeroporto “Leonardo da Vinci”, in termini di verifica sulle misure di sicurezza. D’altronde il terrorismo sembra proprio non quietarsi mai tra attentati veri, presunti, falsi allarmi e bufale e probabilmente (ma questo è solo un pensiero di Amalia) i pezzi grossi della società che edita il suo giornale sono tipi che prendono molti aerei. Lei raggiunge Fiumicino (certi suoi colleghi avrebbero fatto il muso lungo, recriminando), perché si diverte sempre molto a raccontare questi pezzi di vita e di mondo e poi è una cronista e quindi è suo preciso compito! Controlla il movimento, la gente e incrocia l’ennesima pattuglia che ha appena fermato un tizio, un ragazzo con capelli corti tagliati a spazzola, ma di un arancione che a guardarlo fa quasi male agli occhi. Tra quei poliziotti riconosce subito il suo amico (o forse ex, dato che non si vedono da più di un anno) Alfredo Pani. Non è in divisa, ma indossa una camicia di lino blu fuori da jeans. Lui la guarda come fulminato, al punto che anche i poliziotti con lui puntano gli occhi su Amalia. Alfredo è velocissimo: la avvicina, la prende sottobraccio e le chiede, non proprio gentilmente: “Cosa ci fai qui?”. Stanno entrambi lavorando, magari lui può darle una soffiata! Nel frattempo agli arrivi internazionali si apre il cancello elettronico e lui borbotta un “Eccoli”. Già, ma chi? Amalia scruta le facce, tra turisti e uomini d’affari, bambini, suore e un presentatore famoso, ma non le dicono proprio nulla. La sua attenzione è catturata da un nero altissimo che porta una chitarra in spalle. O forse è un violoncello?

Che mondo articolato che si nasconde dietro il traffico di uomini di colore, la raccolta di pomodori, la pericolosa mafia nigeriana denominata “Ascia Nera”, le aste di diamanti (e le miniere), le gemme vere e quelle sintetiche, in un complesso collegamento tra la Sicilia, l’Africa, il Brasile. E poi la mania per il rosso, il Palio di Siena e i fantini pagati per far fuori gli astri nascenti, i diamanti cementati nei denti e in questo modo, con la connivenza dei dentisti, portati in giro per il mondo... Un bell’intrigo, non c’è che dire. E in tutto questo una cronista come Amalia Pinter sembra essere caduta in mezzo (e non per sua volontà, ma forse anche un po’ per salvare il giornale dove lavora) rischiando, con la sua ingenuità (ma è solo apparenza) ma anche con la voglia e il fiuto della giornalista provetta, di rimetterci la vita. E ogni volta si ritrova a dover far ricorso, nel bene e nel male, al suo amico poliziotto, finendo addirittura per collaborarci, visto che entrambi inseguono la stessa storia! Sì, è vero, un intrigo internazionale, anche ben congegnato, ma la leggerezza che gli dà la bella cronista è insuperabile! Fino al colpo di scena finale del meticcio e soprattutto del siciliano con cui si accompagna! Secondo giallo di una trilogia annunciata, Il meticcio arriva dopo Il logista e lascia tutti con la voglia di arrivare immediatamente all’annunciato terzo volume della serie, anche perché in fondo si fa il tifo pure per una storia d’amore latente che non si dichiara, non si consuma, ma che in questo volume ci lascia con un messaggio in codice “quasi” tenero.



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