Il metodo del coccodrillo

Il metodo del coccodrillo
L’ispettore Lojacono è confinato all’ufficio denunce di un commissariato di Napoli: le accuse di un pentito di mezza tacca, accuse senza riscontri, hanno fatto sì che venisse trasferito dalla Sicilia. Lasciato dalla moglie - che non gli fa vedere la figlia - passa le sue giornate a giocare a scopa contro il computer. Ha perso la voglia di lottare, si sente impotente davanti a una giustizia che pecca pesantemente di ignavia e ascolta distrattamente il collega di stanza che raccoglie divertenti denunce per i reati più improbabili. Intanto in città arriva un uomo, uno di quegli uomini trasparenti, che nessuno nota, che cammina curvo, un vecchio qualsiasi. In una notte come tante, durante uno dei turni che a Lojacono vengono imposti senza che a lui importi poi molto, un ragazzino, probabilmente legato alla camorra, viene trovato ucciso accanto al suo motorino con un solo colpo in testa. Ed è Lojacono che arriva sul luogo del delitto, lui che è considerato un paria e quindi viene subito tolto dal caso. Unico indizio, ignorato dagli inquirenti ma raccolto dal’ispettore, un fazzoletto bagnato di lacrime. Le indagini tendono ad archiviare il fatto come omicidio di camorra, ma il Coccodrillo, così il killer viene soprannominato dalla stampa, colpisce di nuovo, questa volta nella Napoli ‘bene’. La polizia brancola nel buio, i giornali e la città cominciano a rumoreggiare. Solo l’ispettore Lojacono intuisce che il Coccodrillo ha un piano ben preciso. È lì fuori, perfettamente mimetizzato e continuerà a colpire fino a che non lo avrà portato a termine. Il sostituto procuratore, una giovane donna sarda, con un passato che l’ha resa inflessibile, davanti alla manifesta incapacità della task force impegnata sul caso, decide di dar credito alle tesi di questo strano ispettore silenzioso, riservato, distaccato, in cui riconosce il mastino che una volta agguantata la preda non la molla più...  
Maurizio de Giovanni ha scritto un noir che non ti lascia tregua, senza però una pagina di violenza gratuita. La tensione comincia a salire senza che ce ne rendiamo conto, fino a ritrovarci all’ultima pagina quasi in apnea. Un giallo in cui la storia regge perfettamente senza una sbavatura e che parte da lontano, una vicenda in cui i sentimenti che danno la stura alla violenza sono quelli che ognuno di noi potrebbe vivere ogni giorno, cose che leggiamo sui giornali e archiviamo distrattamente come cronaca senza renderci conto dei loro corollari più inquietanti. L’abilità con cui de Giovanni ci sorprende si disvela però soprattutto nella capacità e nella disinvoltura con cui passa dalle ambientazioni del 1930 – il decennio in cui è nato e cresciuto il commissario Ricciardi, che per inciso tornerà presto - ai giorni nostri, mantenendo inalterata la capacità di penetrare nei personaggi, di portarci ora  nella mente dell’assassino e ora in quella degli investigatori. La città è una cornice che diventa parte integrante del quadro, e de Giovanni ce la racconta con passione e disincanto. L’ennesima conferma di un talento che a mio parere non può essere etichettato o inquadrato in una categoria specifica,  ma è in grado di catturare chiunque ami la letteratura.

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