Il metodo Puffetta

Il metodo Puffetta
I puffi blu vivevano nel loro villaggio puffoso senza alcun puffproblema se non quell’insolente e lamentoso Gargamella che non si sa perché li voleva fare fuori: una grottesca comunità declinata al maschile ma composta di esseri privi di qualsivoglia virilità o pulsione. Finché la matita del disegnatore belga Pierre Culliford, detto Peyo, che mai si era preso la briga di inventare un personaggio femminile, pensò bene di mandare in mezzo a questa gabbia di matti asessuata una donna, o meglio, una Puffetta, ennesimo stratagemma di Gargamella che tramite lei vuole gettare all’interno del villaggio la causa della sua futura rovina: lei, la bionda, vanesia Puffetta di cui tutti abbiamo un nitido ricordo grazie ai cartoni di Hanna e Barbera. Tralasciando il fatto che la stupidità di Puffetta è tale da non riuscire a portare a termine la violenta missione impartitagli dal suo creatore Gargamella, è utile riflettere sulla ricetta che questi utilizza per plasmarla e portarla alla luce: un composto dei difetti e cliché del genere femminile che includono civetteria, lacrime di coccodrillo, malafede, astuzia - solo un pizzico - e chi più ne ha più ne metta. Ma siamo sicuri che Puffetta sia solo l’invenzione del maschilista Peyo e non l’incarnazione di un prototipo femminile figlio del digitale terrestre e dell’imperante antropocentrismo della società attuale, che spinge molte donne a cacciare sotto i propri piedi ogni residuo d’intelligenza per mostrarsi quanto più ingenua e accondiscendente? Diamoci un’occhiata intorno e scopriremo le vittime del “metodo Puffetta”…
Le lettrici “femministe” in Italia sono tante. Si sono “feltrinellianamente” schierate più volte dalla parte delle bambine, si sono indignate davanti a culi e tette propinati incessantemente dalla Tv italiana, riproposti in maniera agghiacciante dal documentario Il corpo delle donne, hanno costantemente la gastrite per le battute stomacanti sul genere femminile da parte del premier Silvio Berlusconi e magari si sono pure viste oltrepassare sul lavoro da colleghe più compiacenti e sono pronte anche loro a raccontare un pezzo di maschilismo italiano al mondo. Ma diciamoci la verità, il metodo Puffetta teorizzato da Silvia Pingitore mancava all’appello. Che Peyo, nella sua genialità, abbia creato un fumetto e, successivamente, un cartone tra i più maschilisti della storia del genere è cosa nota: la Pingitore riprende questo filone di ipotesi ma lo arricchisce con dettagli studiati sia sulla vita del disegnatore, sia sul successo e la fama stratosferica degli omini blu e della loro donnina biondo blu. Ciliegine sulla torta il riferimento costante al web, soprattutto ai forum dove si parla di Puffi e l’elenco, motivato da spiegazioni precise, delle varie etichette e definizioni che nei corsi e ricorsi della storia proprio loro si sono visti appioppare. È al centro della successiva parte del saggio il famoso metodo Puffetta, ovvero i comandamenti a cui molte donne sembrano assoggettate creandosi un personaggio tanto simile all’agglomerato di vizi congegnato da Gargamella. Il risultato è un volumetto bipartito che con una sagacia e un’ironia tagliente, rara in un’autrice giovane come la Pingitore, analizza un fenomeno sociale ormai appurato da un punto di vista diverso e insolito: lo sguardo sulla realtà, disincantato e critico, lascia spazio anche al sorriso e a un pizzico di ottimismo, con la speranza che le più seguano non il metodo Puffetta, bensì il contro metodo, un “contenuto speciale a sorpresa”, grazie al quale emerge che“fare la Puffetta tante volte è molto conveniente ma essere donna è una cosa meravigliosa”.

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