Il migliore amico dell'orso

Il migliore amico dell'orso
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Per quel cinquantesimo compleanno il reverendo Oskari Huuskonen, pastore luterano nel piccolo borgo di Nummenpäa, si sarebbe aspettato di tutto fuorché ricevere in dono dai suoi parrocchiani un cucciolo di orso, rimasto orfano della mamma arrostita su di un traliccio dopo avere divorato un pranzo di nozze e azzannato la sua organizzatrice che, per sfuggire all’animale, si era rifugiata sui fili dell’alta tensione. L’orsetto, battezzato Satanasso, entra prepotentemente nella vita del prelato, scompensandone del tutto i già precari equilibri. Vacillante di fronte alla fede, insofferente alla gerarchia, tanto da inoltrarsi in speculazioni teologiche non proprio consone ad un pastore di anime (Gesù viene descritto come un rivoluzionario di stampo bolscevico), Oskari deve affrontare anche burrasche coniugali. Il suo matrimonio, sempre più in crisi, viene ulteriormente messo a dura prova dalla suadente presenza di Sonja Sammalisto, un’affascinante etologa con la quale Oskari condivide non solo un progetto condotto insieme all’università, ma la coabitazione in una tana allestita nel giardino di una vicina del prete per seguire le fasi del letargo di Satanasso e…il letto. Con l’arrivo della primavera e la partenza definitiva della moglie, anche Oskari decide di intraprendere insieme all’orso un viaggio (avventurosissimo) che lo porterà in giro per l’Europa: Mar Baltico, Russia, Odessa, Mar Nero, Atlantico, Mediterraneo. Un’odissea che consentirà a Satanasso di essere addomesticato ed educarsi (fino quasi a trasformarsi in un compagno “umano”) con eclatanti risultati mentre ad Oskari riserverà bizzarri incontri, inaspettate peripezie e brutte sorprese…

Dopo il successo de L’anno della lepre, che ha venduto ben 100mila copie, Arto Paasilinna si ripropone con una nuova avventura, storia di reciproco ammaestramento ai valori della vita tra un pastore protestante e un orso. In paesaggi spettacolari di boschi estesi a perdita d’occhio dove si riscopre il piacere della comunione con la natura e si respira il profumo e l’euforia della libertà, si muovono personaggi matti, eccentrici fino ad essere border-line, coinvolti in avventure di tradizione iconoclasta e grottesca. Impudicizie, disquisizioni cosmiche, considerazioni teologiche dissacranti, descrizioni di horror inverecondo (come la scena iniziale dei corpi carbonizzati sui tralicci a cui ne seguiranno altre), fanno dell’autore un moderno Rabelais. Come per l’autore francese, ne scaturisce una pittura a volte reale, molto spesso inverosimile, del mondo moderno e della società dove con spirito tragicomico, tra una battuta sagace ed un riso genuino, si affaccia la presenza della morte, rappresentata con crudezza beffarda, di tanti suicidi e eventi sanguinosi di ogni tipo. Molte le acquisizioni e i richiami alla letteratura classica. Il romanzo sembra anche una sorta di educazione del ‘buon selvaggio’ (sarà l’orso o l’uomo?) dove Satanasso da animale si trasforma in (quasi) perfetto gentiluomo capace di sbrigarsela in ogni faccenda domestica, in ogni facezia privata e relazionale mentre Oskari, nella sua animalesca rinascita e per regalarsi anticorpi a tutto ciò che non gli piace, comincia a ispezionare le logiche dell’universo, entra in contatto coi silenzi dello spazio, si rigenera nella contemplazione delle stelle, scopre nel mondo la pulsazione del divino. E ritrova, insieme all’animale, la sacralità dell’esistenza sulla terra. L’uomo e l’animale cominciano così insieme un cammino di comunione attraverso la vita, la conoscenza e la coabitazione in una sorta di “contratto sociale” che lega l’uno all’altro, fino alla riscoperta della propria individualità in una realtà collettiva. È la maniera per l’autore di porre l’uomo e l’animale sullo stesso piano, quasi a sperare un riscatto ed una dignità diversa per questi ultimi. Incarnazione di simboli (l’orso lo è dell’inconscio e dell’introspezione, la lepre nel precedente romanzo di rinascita con tutti gli aspetti correlati: fertilità, longevità, eterna giovinezza), spesso gli animali sono portatori di messaggi positivi e buoni insegnamenti. La lezione dell’orso che si ritira ogni inverno in una grotta, quasi a voler rianalizzare e digerire tutti gli eventi accadutigli durante l'annata, chiuso in un lungo silenzio, in un gran vuoto nel quale cercare le risposte a tutte le sue domande, insegna quanto sia importante sapersi sottrarre, di tanto in tanto, dalla concitazione del mondo così come dalla furia dei pensieri. E da qui nasce un messaggio per tutti. Le curiose amicizie che i protagonisti instaurano con degli animali capaci di raggiungere un progressivo allontanamento dalla proprie abitudini, sono il pretesto – o meglio l’invito – a sbarazzarsi delle inibizioni e della censura della ragione verso l’acquisizione di una propria autonomia, una libertà intellettuale e un solidità interiore.



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