Il mio amico Hitler

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Nella Berlino del 1934 è tempo di cambiamenti rivoluzionari e Adolf Hitler, nel salone della residenza ufficiale del Cancelliere, si incontra con Ernst Röhm e Gregor Strasser, anime simili e diverse, entrambe ugualmente importanti per aver condotto il leader nazionalsocialista alle soglie del potere in Germania. Le parole del Führer sono di soddisfazione per aver sbaragliato ogni avversario politico, dal più estremista al più moderato, ma è chiaro che questa nuova, grande Germania non può e non deve fermarsi qui, perché è con il popolo e per il popolo che la rivoluzione nazionalsocialista dovrà andare avanti giorno dopo giorno. A interrompere le infiammate parole di Hitler è l’entrata nel salone di Gustav Krupp, sorretto da un bastone. L’industriale vuole ascoltare Hitler da dietro le quinte, non come il rozzo e, ora potente, popolo, da una piazza gremita. Krupp e Röhm si scambiano parole al vetriolo, pur rispettandosi e essendo consapevoli della reciproca importanza nei gangli del futuro Reich millenario. Un industriale e un militare, capitalismo e rivoluzione, attrazione di opposti destinata a durare o a finire tragicamente? Hitler ha nelle mani il destino di una nazione ma prima di essa, dovrà pensare al destino dei suoi camerati, alleati, adepti e amici. Non per tutti ci sarà posto nel grande teatro della politica…

In una delle sue poche incursioni nel mondo del teatro, il conservatore decadente Yukio Mishima ci porta nella Germania del 1934, e precisamente nei mesi precedenti la famigerata “Notte dei lunghi coltelli”, l’epurazione violenta dei vertici delle SA – le Sturmabteilung, le squadre d’assalto naziste, capeggiate da Ernst Röhm e rappresentanti dell’ala nazionalsocialista più rivoluzionaria e oltranzista – da parte delle SS, a Bad Wannsee tra il 30 giugno e il 1 luglio. I personaggi principali che muovono le fila di questo dramma - a detta dello stesso autore, ispirato dalla lettura del saggio Adolf Hitler di Alan Brooke e dal Britannicus di Racine – sono Adolf Hitler, cancelliere del Reich e prossimo ad autoproclamarsi Führer, il già citato Ernst Röhm, il magnate dell’acciaio Gustav Krupp, scettico ma non troppo nei confronti del nazismo, e Gregor Strasser, nazista in declino a causa delle proprie simpatie socialiste. Queste quattro figure mettono in scena una tragedia in cui valori quali la lealtà e l’onore, vanto e credo del nazionalsocialismo, vengono messi alla berlina a causa di calcoli e strategie politiche che vedranno Hitler rinsaldare ancora di più il potere nelle sue mani, completando definitivamente la sua transizione da agitatore politico a guida di un popolo, ovviamente con il benestare dei vertici militari e imprenditoriali. Pur non trattandosi dell’opera più famosa dell’autore giapponese, Il mio amico Hitler rappresenta una piccola gemma in una produzione vasta e variegata, e il ritratto che viene fatto del periodo e delle figure che lo hanno attraversato è un ritratto buio e caliginoso, proprio come il XX secolo.



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