Il mio angelo ha le ali nere

Il mio angelo ha le ali nere
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Due gambe infinite, occhi color lavanda, capelli biondo crema. A una donna così è impossibile resistere anche per uno come Tim Sunblade, da poco evaso dal carcere di Parchman, uno che sa che femmine di questo livello portano solo guai. Eppure il fisico perfetto di Virginia, la sua fredda eleganza, gli improvvisi caldi trasporti passionali, esercitano un’attrazione a cui non ci si può sottrarre. E poi quel misterioso passato di squillo d’alto bordo a New York con un procuratore alle calcagna la rendono ancora più fascinosa. Tim capisce che sbarazzarsi di lei non è semplice, è meglio tenersela stretta e renderla complice del suo “grande disegno”: assaltare a Denver un furgone blindato carico di valori. Virginia ha tutte le carte in regola per essere una compagna ideale: guida con abilità consumata, ha sangue freddo e soprattutto un’insaziabile fame di soldi. Il colpo potrebbe significare ricchezza e la fine di ogni fatica e preoccupazione…

Sgombriamo subito dal campo ogni dubbio: Elliottt Chaze, al pari di un Chandler o di un Cain, è un grande scrittore di noir e bene ha fatto Mattioli 1885 a pubblicare Il mio angelo ha le ali nere. In questo capolavoro ritornano, mescolati magistralmente in una nervosa trama mozzafiato, tutti i topoi del genere: due disperati in fuga, il duro e la femme fatale, la Packard lanciata su strade polverose e assolate, le case di mattoni rossi con verande e giardini di Denver, la provincia sonnacchiosa e morbosamente curiosa. Chaze non si limita a raccontare una storia sporca, ricca di atmosfere languide, riflette bensì, attraverso i suoi protagonisti, sul senso dell’esistenza. È preferibile godersela fin che si può, anche a costo di rubare e uccidere, o sgobbare tutti i giorni per una paga da fame per poi ritrovarsi all’improvviso vecchio senza nemmeno essersene reso conto? Tim (come pure Virginia) sceglie senza nessuna incertezza la prima delle due opzioni, mettendo in conto di ritrovarsi un corpo ridotto a un colabrodo o di finire per sempre dietro le sbarre di una cella. L’originalità di Chaze sta proprio nella capacità di rileggere il noir in chiave esistenzialista, tanto da far dire al critico Bill Pronzini che la lettura di Black Wings Has My Angel è “una vera e propria esperienza”. C’è da augurarsi che la riscoperta di questo importante autore della letteratura americana, morto nel 1990 dimenticato da tutti, continui con la ristampa delle altre sue opere.



 

 

 

 
 
 
 

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