Il mio cuore sedizioso

Il mio cuore sedizioso

In Altamount Road, nella città di Bombay, proprio nel luogo dove si trova una delle più estese baraccopoli dell’Asia, sorge un grande monumento rappresentativo dell’India moderna: Antilia, la casa privata del magnate indiano Mukesh Ambani, l’uomo più facoltoso della nazione. Si tratta di una costruzione di ventisette piani, tre piattaforme per elicotteri, nove ascensori, svariati giardini pensili e sei piani adibiti a parcheggio esclusivo dei residenti. Ambani è l’amministratore delegato della maggiore multinazionale indiana, la Reliance Industries Limited (RIL), la cui capitalizzazione sul mercato ammonta a 47 miliardi di dollari. Il patrimonio personale dell’uomo di affari è valutato in venti miliardi di dollari. Le sue attività spaziano dai prodotti petrolchimici al petrolio, dal gas naturale alla vendita al dettaglio di cibi freschi, e comprendono un consorzio televisivo che gestisce ventisette canali di informazione in quasi tutte le lingue regionali del subcontinente indiano. La Reliance Jio Infocomm Limited è la più grossa rete indiana di telecomunicazioni, con 250 milioni di utenti. Nel dicembre 2018, durante il matrimonio della figlia di Ambani, tutte le più famose superstar di Bollywood hanno danzato al pari di tante ballerine di fila e si è esibita pure la cantante americana Beyoncé. Hillary Clinton si è presentata a porgere i suoi omaggi agli sposi. Proprio nel corso del matrimonio, per lo sfarzo delle decorazioni e per il numero degli invitati l’intero Paese, afferma ironicamente l’autrice, deve aver sofferto di una penuria di fiori e di gioielli…

La raccolta di scritti della famosa narratrice indiana Arundhati Roy che in Europa ha avuto un grandissimo successo anni fa con Il dio delle piccole cose, premiato con il prestigioso Booker Prize, rappresenta il frutto dell’impegno maturato dalla scrittrice su un ambito in Italia poco frequentato dagli scrittori affermati: quello dell’impegno ai fini della denuncia sociale. In una parola, mentre all’estero la scrittura militante continua ad avere importanza, in Italia prevale il conformismo ed emerge, anche nei premi letterari, la trattazione di temi lontani anni luce dalle reali problematiche che affliggono la società. La Roy per contro nel mentre opera con stile realistico nella finzione letteraria descrivendo le contraddizioni del proprio Paese, affronta con incisività nei saggi gli snodi problematici del linguaggio della politica svelando le magagne dell’informazione in ciò aderendo a quel filone di pensiero che smuove quasi dappertutto l’impegno dei sapienti nell’affrontare i temi cari agli intellettuali di ogni tempo: ecologia, giustizia, sostenibilità, democrazia, libertà, capitalismo, colonialismo, riforme economiche, disagio sociale, terrorismo. E non trascura neppure il problema di difficile soluzione per l’ordine pubblico dell’intera nazione indiana: quello dell’ascesa del nazionalismo indù, grande nervo scoperto dell’intera politica del Paese. “Dobbiamo far sì che risulti impossibile a quanti sono al potere fingere di ignorare i costi e le conseguenze delle loro azioni”, afferma l’autrice nella prefazione alla raccolta che l’editore italiano Guanda ha deciso di rendere ai lettori in un unico volume di ben 973 pagine tutte dense di informazioni sulla nazione indiana che restituiscono la corretta visione del paese-continente opponendolo ai tanti tranquillanti cliché che avvolgono di “curcuma e zafferano” la rappresentazione dell’India contemporanea. In effetti nell’immaginario collettivo si è lontani dal pensare a questa nazione come ad uno stato-continente crogiuolo di razze e di religioni differenti con rilevanti fratture sociali che l’attuale rapido evolversi dell’economia verso il benessere acuisce anziché declinare. Dunque da intellettuale impegnata e dissidente la Roy ritiene importante rendersi “visibili”, operare con “denuncia” e seguire “il bene comune” anche a costo di perdere le battaglie. Ed è l’autrice che nelle pagine di premessa, in maniera emblematica rappresenta la finalità che ha inteso perseguire con l’intera raccolta di scritti equiparati ad una serie di vestiti di povera gente, stesi al sole come bucato da asciugare che rovina “il panorama” e disturba “i notiziari pieni di belle novità”.



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