Il mio nome è Che Guevara

Il mio nome è Che Guevara
Magari un giorno scopri che Che Guevara – il leggendario Che Guevara, l’eroe Che Guevara – aveva qualcosa in comune con te, l’abitudine di appuntare su un quadernetto i versi più suggestivi delle poesie lette, e questo ti fa riflettere sulla sua vita, sulla sua figura. Un argentino caparbio e rubacuori cresciuto in una piantagione di hierba mate, figlio di un playboy fanfarone sempre perso dietro a progetti economici assurdi e di una donna silenziosa e affettuosa. Un ragazzo perseguitato da una grave asma che legge molto, gioca a rugby e a scacchi, soprannominato El Chancho (il maiale) perché non ama lavarsi e si cambia i vestiti a malapena una volta a settimana, che si iscrive a Medicina e viene riformato al militare per motivi di salute, uno che in gioventù è un liberale progressista - (altro che comunismo!), seppure visceralmente antiamericano. Uno che ama viaggiare, che percorre l’America Latina in lungo e in largo in motocicletta e che in Guatemala si mette con una ragazza bruttina più grande di lui che diventerà la madre della prima figlia del Che. Ma è soprattutto l’incontro con Fidel Castro a segnare la vita di questo medico argentino appassionato alla causa della liberazione del Sudamerica dall’ingerenza Usa: Guevara si convince che Cuba è un laboratorio unico nel quale possono accadere eventi ai quali non si può assistere passivamente da lontano, ma che richiedono un impegno totale, costi quel che costi…
La vita di Ernesto “Che” Guevara (il nomignolo deriva dalla sua abitudine di infilare la parola guaraní “che” (ehi, tu) in ogni sua frase) raccontata da uno scrittore cubano dissidente, uno che non ha nessuna simpatia per il regime castrista, e che di questa ‘leggenda rivoluzionaria perfetta’ si sofferma soprattutto a sottolineare le contraddizioni, i segreti, le ombre. L’approccio alla materia a dire il vero non è privo di incoerenze (da una parte si presenta Guevara come figura tutt’altro che priva di lati oscuri, dall’altra si utilizza la sua coerenza rivoluzionaria come pietra di paragone per attaccare Castro, animale politico molto meno idealista e molto più opportunista) e la gradevole spontaneità che solo lo scritto di un non storico può avere ha come altra faccia della medaglia la sostanziale assenza di documentazione e la presenza di fastidiose ripetizioni. Il tutto sarebbe ovviamente assolutamente innovativo e in un certo senso dinamitardo per i lettori cubani, ma naturalmente non ha lo stesso effetto dirompente sul pubblico europeo, che tranne per gli appartenenti a sparute enclave ultra-ideologicizzate è poco avvezzo alle agiografie di Che Guevara, che avrà pure sedimentato nel nostro immaginario collettivo come icona pop ma certo non è considerato un santo al di sopra di ogni umano peccato. Fosse stato calvo e grasso, qui la gente a malapena saprebbe chi è.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER