Il mio paese inventato

Il mio paese inventato
I cileni sono un popolo orgoglioso. Più europei che americani, hanno i migliori vini, la migliore frutta, il miglior “pisco”, il pesce più fresco e raffinato. Non puoi dire ad un cileno che nel tuo Paese c’è tale cosa perché in Cile, anche se non è vero, ce n’è tanta di più e cento volte migliore. I cileni lo sanno di esagerare, ma lo fanno così bene, con così tanta passione e così tanta persuasione che non si può fare altro che credergli. Ma il Cile è anche Antofagasta, prima che fosse quella città moderna che conosciamo oggi; è il deserto di Atacama dove di notte l’acqua gela nei bicchieri; sono i colossali Moai dell’Isola di Pasqua. Il Cile è Pinochet, il per sempre odiato, e Allende, il per sempre amato. Sono case abitate, ormai svanite nel nulla; persone amate e ormai defunte. È Santiago, ammorbata dall’inquinamento, ed è la pioggia che non smette mai di cadere. Il Cile è un ricordo concreto. Il Cile è un paese inventato che vive nel cuore di chi lo ha lasciato per poi ritrovarselo tra i ricordi e le memorie costante come se ci avesse sempre vissuto …
Quello che la Allende fa in questo libro di memorie è raccontarci il Cile dal suo punto di vista. Il Cile ed i cileni con il loro sconfinato ego che poi è un profondo orgoglio misto ad un forte senso di appartenenza e ad una fortissima identità culturale. Un racconto che si fa cercando nella memoria pezzi di un Paese lasciato per sempre, nel quale, pur professandogli amore, si sente estranea. Molta ironia, tanto sentimento e tanta poesia per quanti sono i poeti che il Cile ha partorito, primo fra tutti il più grande: Pablo Neruda. È ai suoi versi che la Allende chiede soccorso quando non è in grado di portare parole sue per descrivere le bellezze del suo Paese. Così come i personaggi dei suoi romanzi tornano a prendere vita, a sintetizzare le loro storie che altro non sono se non la storia intera del Cile, della sua miseria, del suo splendore, dei suoi uomini illustri e dei suoi aguzzini. Non c’è qui lo slancio magico dei suoi romanzi, né la verve magnetica delle trame: c’è una Allende abitata dal suo Paese e che mette insieme ricordi come se stesse intrecciando radici.

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