Il mio sole è nero

Maggio 1981. In un ospedale di Barcellona la trentacinquenne María Bengoechea sta morendo. Avvocatessa affermata e ricca, è diventata famosa a cominciare dal 1977 per aver fatto condannare l’ispettore César Alcalá, accusato di aver ridotto in coma un informatore della polizia reo, a suo dire, di avergli sequestrato la figlia dodicenne. Sono successe tantissime cose impensabili da quel giorno, e soprattutto adesso María sa bene di aver fatto condannare un innocente… Dicembre 1941. Nella stazione di Mérida Isabel Mola attende nervosamente il treno che porterà lei e suo figlio Andrés lontano da Guillermo, suo marito, spietato falangista scampato al complotto al quale anche lei ha preso parte. Ma all’improvviso ad impedirglielo arriva lui, l’uomo che lei ha amato tanto e che invece l’ha solo usata e poi tradita. Perché è uno degli uomini più fedeli allo Stato, e lei aveva immaginato altro. Ma cosa lega due donne così diverse e così lontane nel tempo? Cosa accadde davvero ad Isabel mentre tentava di scampare agli orrori della Spagna filonazista? E perché María ne scopre la storia mentre sta indagando sulla vicenda dell’ispettore Alcalá?...
Un noir immerso nelle atmosfere cupe del Franchismo questo dell’ex seminarista e ufficiale della polizia della Comunità Autonoma della Catalogna Víctor Del Árbol. Del Árbol guida il lettore attraverso una trama complessa, molto ben articolata su piani temporali diversi che si intrecciano, un plot che piano piano si compone come un puzzle impegnativo ma bellissimo. Protagonista del romanzo il difficile momento storico che vide la nascita della democrazia spagnola dopo l’esperienza drammatica della dittatura, un passaggio confuso e necessario come tutti quelli di transizione, in cui bene e male più che mai perdono i contorni netti e sfumano vagamente l’uno nell’altro. Dolorosamente illuminanti le parole dell’ispettore Alcalá, uno dei personaggi chiave della storia: “Questa nostra democrazia è come una bambina viziata che sa già dove nascondere la sua merda anche se non ha ancora imparato a  camminare”. Una lettura consigliata dunque, piacevole come un noir ma capace di far riflettere su quanto il destino sia incapace di fare sconti e su come la Storia possa anche tentare di ammucchiare la polvere del passato sotto il tappeto logoro della memoria, ma prima o poi è chiamata a renderne conto. Inesorabilmente.

 

 

 

 
 
 
 
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