Il mio vescovo e le animalesse

Il mio vescovo e le animalesse
Questa è la triste storia del vescovo Antonio Rovati, raccontata in una lunga lettera a Sua Eminenza il Cardinale per mano del giovane prete Giorgio Milani, che seguì il vescovo nelle penose vicende che lo coinvolsero e lo videro soccombere e dannare l’anima. Siamo nella prima metà degli anni Cinquanta. Il giovane prete, da rettore del Pensionato Universitario Arcimboldi di Pavia, viene trasferito ad altro incarico presso la Curia, a causa di fatti incresciosi dovuti alla sua passione sincera per un giovane studente, scoperta e resa nota ai vertici della Curia da un convittore geloso e isterico. Il vescovo Rovati si prende in carico lo spaurito prete,  portandolo con sé nella tenuta della Cascina Babbiona, podere di proprietà del clero nelle campagne lombarde tra il Po e l’Olona. Costretto a zappare per espiare i suoi peccati, il pretino fa così il suo ingresso in una parte di mondo che ancora non conosceva, e assaggia l’altra faccia del vescovo, il suo istinto primitivo, rozzo e contadino. Incontra sua nipote Clara e il marito di lei, Amedeo Colnaghi, ex ufficiale di carriera durante la Seconda Guerra Mondiale e considerato dal prelato incapace di gestire il podere affidatogli. Rientrati in Curia, la mattina successiva sui giornali rimbalza la notizia che in una cascina di Panariva Po, paese natale del vescovo, chiamata la Speziana, un padre ha ucciso la figlioletta di otto anni, dopo che la bambina aveva evirato e così ucciso a sua volta il fratellino di pochi mesi. Chi ha commesso l’atroce delitto è un Rovati, forse parente del vescovo. Il vecchio prete viene colto da una crisi isterica, una sorta di possessione diabolica alla quale il giovane Don Milani è costretto ad assistere. I funerali dei due bambini si svolgono a Pianariva Po, dove Don Milani incontra il padrone della Speziana, Pietro Belloni - del quale rimane infatuato - la moglie e le sue due cognate. La Speziana è un podere prospero, ma gli intrecci famigliari sono torbidi e rivelano vecchie storie di parricidi, casi di poligamia, incesti e battesimi sacrileghi, come se il Maligno avesse effettivamente deciso di prendere lì dimora, visitando e tormentando anche il vecchio vescovo Rovati…
Le sfaccettature di questo romanzo sono molteplici, a cominciare dall’immagine della miseria contadina e provinciale di quel primo dopoguerra, che invogliava le famiglie numerose a scegliere per i figli maschi l’abito talare e per le suore il velo, pur di avere per loro un minimo sostentamento garantito, mettendo da parte la presenza di una vocazione che forse, si sperava, con gli anni sarebbe arrivata. E in effetti per quanto riguarda i personaggi di questo libro il tempo sembra dar loro ragione e i preti, specie quelli più anziani, in un certo senso si affezionano alle loro vesti, ricordandosi nei momenti più duri d’essere tali pur non rinunciando, e non potendo mai rinnegarle, alle loro origini contadine e alla loro secca schiettezza, anche nel linguaggio forbito. Sono quasi tutti uomini arrivati alla Chiesa da quasi adulti, dopo essere stati soldati, poveri, affamati. L’unica visione mistica e complessa risulta essere forse quella del giovane pretino Milani, cresciuto borghese e diventato prete seguendo le tappe canoniche. La sua omosessualità delicata e poetica viene inquadrata dai vertici della Curia sin da subito, le complesse turbe sessuali dei novizi sono raccontate in modo sapiente e sincero (tanto da indurre la Chiesa a consigliare per questo libro all'epoca della sua prima pubblicazione una scarsa pubblicità). Ma nella passione di questo giovane uomo non c’è malizia, e l’odio e il rancore sono tutti dovuti e causati dalla fame, dalla miseria, dall’ignoranza. C’è anche un certo tono gotico, un filo di mistero che percorre da cima a fondo il libro e che va ad aggiungersi al ventaglio di visioni e condizioni presenti. La descrizione animalesca, quasi bovina, delle tre sorelle della Speziana, la tragica fine dei due fanciulli, le diaboliche crisi isteriche del vescovo ampliano lo spettro di questo romanzo storico e generazionale, donandogli un taglio accattivante e livido.

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